di Raffaele Palumbo
Corriere Fiorentino, 18 ottobre 2025
No, non ci siamo. La gravità della situazione nelle nostre carceri si mescola e si intreccia alla situazione che riguarda la governance del sistema penitenziario e passa da un livello a un altro, da un carcere a un altro, da un provvedimento a un altro, come in un groviglio vizioso e senza un comprensibile bandolo della matassa. A Firenze il potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria finisce in farsa. Nonostante le promesse degli organismi preposti dal governo, alla fine sembra di assistere al gioco delle tre carte.
A Sollicciano, a fronte di 75 uscite fra pensionamenti e trasferimenti, arriveranno 76 nuovi assunti. Se non chiederà di essere trasferito - quella fiorentina non è certo la sede più ambita - avremo un solo agente a rappresentare il potenziamento tanto atteso. Di tutto il resto, neanche a parlarne. Sono gli stessi agenti, per esempio, a invocare come vera emergenza la necessità di generare relazioni, attività sociali, lavorative come antidoto principale al degrado che è prima di tutto morale. Nel frattempo a Firenze stiamo conoscendo una situazione mai vista prima. Il tema del sovraffollamento non riguarda più solo il carcere di Sollicciano, ma il Centro di prima accoglienza, previsto dal sistema penale minorile per ospitare temporaneamente i minorenni in stato di arresto o fermo e soprattutto l’Istituto penale per minorenni. La situazione è inedita ed è figlia del così detto decreto Caivano.
E dunque dell’uso eccessivo e generalizzato della custodia cautelare in carcere, che aumenta il numero di detenuti minorenni senza risolvere le cause profonde del disagio sociale. E che genera sempre maggiori analogie tra il trattamento penale di adulti e minori, con un peggioramento delle condizioni giuridiche e procedurali per i minorenni, in contrasto con i principi costituzionali e internazionali sul diritto minorile. Anche in questo caso, chi lavora al minorile di Firenze sta facendo il diavolo a quattro per cercare di mantenere servizi e attività finalizzate al reinserimento sociale, alla scolarizzazione e altre azioni diventate sempre più difficili nella situazione attuale. Anche qui, il tema del carcere si mescola con l’altro tema che da decenni viene affrontato solo per essere strumentalizzato, ovvero l’immigrazione.
Corto circuito perfetto, quello - per esempio - dei minori non accompagnati. Nel frattempo è appena finita una campagna elettorale dove quasi nessuno dei 900 candidati ha speso una parola sulla questione carcere, che non porta né voti e nemmeno tanti consensi. Anche se a occuparsene toccherebbe la Politica. E invece stiamo seminando e coltivando criminalità per poi raccogliere insicurezza sociale, disuguaglianze, marginalità che ricadranno su tutti noi. E siamo ancora fermi a Silvio Pellico: “Prima della galera, ero un povero contadino, pochissimo intelligente, una specie d’idiota; e la galera m’ha cambiato. Ero stupido e sono diventato malvagio; ero un ceppo e sono diventato tizzone”.











