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di Andrea Guida

firenzetoday.it, 10 novembre 2024

La scorsa settimana è stata inaugurata una nuova e importante opportunità per i detenuti a fine pena. Si chiama Casa Mimosa e si tratta infatti di un appartamento in via Corelli - rimesso a posto da Fondazione Solidarietà Caritas - che accoglierà un massimo di due ex detenuti del carcere di Sollicciano che hanno bisogno di un posto dove abitare e iniziare a ricostruirsi una vita. Gli ex detenuti vivono in autonomia ma fanno riferimento a un educatore e seguono un percorso personalizzato che prevede accoglienza, orientamento ai servizi del territorio, la ricerca di un lavoro e di un alloggio e l’assistenza per i documenti, in collaborazione con avvocati e servizi sociali.

“Siamo sempre stati vicini ai temi della giustizia - spiega Vincenzo Lucchetti, presidente di Fondazione Solidarietà Caritas di Firenze -. Tutti sappiamo che la situazione a Sollicciano è molto difficile. Di tutti detenuti che ci sono, la maggioranza purtroppo è irrecuperabile. C’è però un 40% sul quale si può lavorare. Il problema è che quando questi detenuti escono dal carcere vengono abbandonati a loro stessi. Non trovano lavoro e non trovano dove stare. Per questo motivo abbiamo pensato a questa iniziativa, che per il momento è simbolica perché ne possiamo accogliere solo due”.

Al momento i due ex detenuti accolti sono extracomunitari e già seguiti dalla Fondazione all’interno del carcere. “I nostri operatori agiscono anche nel carcere, insieme a tutti gli altri operatori presenti. Sono detenuti sui quali si può fare un tentativo di recupero, che già durante il loro periodo di detenzione hanno mostrato la voglia di ricominciare e di non ricadere negli errori del passato”. Il progetto vuole essere un segnale per evidenziare come nelle carceri italiane spesso non funzioni la finalità di recupero. “Purtroppo il carcere in Italia non è un centro di riabilitazione - sottolinea Lucchetti -. Questo per mille motivi: dal sovraffollamento, al personale che manca per motivi economici fino alle strutture troppo vecchie”.

Casa Mimosa rappresenta solo il primo dei tanti progetti legati a questo tema che Fondazione Solidarietà Caritas di Firenze ha in mente. “Quello che ci aspettiamo è che questo esperimento vada felicemente in porto. Il periodo di domiciliazione nella nostra struttura è di quattro mesi. Non sono tanti, però ci aspettiamo che in questo periodo di tempo noi riusciamo a sistemare i loro documenti, riuscire a trovare un lavoro e quindi aiutarli a trovare una sistemazione domiciliare. Poi ci sono tante idee sul carcere. A breve uscirà un bando in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze proprio legato a questo tema, per creare laboratori all’interno del carcere per aiutare i detenuti ad avere una professionalità già prima di uscire. Le iniziative sono tante. La speranza è che una parte di queste riesca a raggiungere risultati”.