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di Emiliano Benedetti

firenzetoday.it, 26 luglio 2024

“Sistema che aiuta a delinquere, Italia è fuorilegge”. Appello congiunto di avvocati, procura, tribunale: “Intervenire immediatamente, rischio nuove rivolte”. Dure critiche al governo Meloni. Una situazione esplosiva, indegna di un Paese civile e fuori da ciò che prescrive il dettato costituzionale. È la realtà di Sollicciano e di tante altre carceri italiane. Dopo l’ultimo rapporto di Antigone, presentato ieri e che descrive realtà detentive in condizioni disumane per decine di migliaia di detenuti nelle galere italiche, questa mattina alle istituzioni, ed in primo luogo al governo, da Firenze è arrivato un appello ad intervenire subito da parte di avvocati, procura, tribunale.

L’occasione era, al Palazzo di Giustizia, l’incontro promosso dall’ordine degli avvocati, alla presenza dei vertici del tribunale di Firenze e della procura del capoluogo. Il tutto, venti giorni dopo l’ultimo suicidio nel carcere cittadino: Fedi, 20 anni, arrivato poco più che bambino in Italia come minore non accompagnato, finito prima all’istituto penale minorile e poi, per scontare la somma di micro reati, al carcere dei grandi, dove non è sopravvissuto. Quando hanno aperto la porta della sua cella, il 4 luglio scorso, era appeso ad una corda. Un’altra morte di carcere.

“Sollicciano andrebbe demolito e ricostruito”, esordisce il presidente dell’ordine degli avvocati Sergio Paparo. “Da Antigone arrivano dati impressionanti, incompatibili con un Paese civile e con la nostra Costituzione, che assegna alla detenzione e al carcere un compito di rieducazione, per un reinserimento nella società”, prosegue. Parole durissime quelle sullo stato del sistema carcerario italiano. “Un sistema che - dice Paparo - aiuta a delinquere”.

Parole dure, come quelle, altrettanto critiche, nei confronti di esponenti del governo Meloni, pur solo accennate ma fatte ampiamente intuire, per rispetto del ruolo istituzionale ricoperto. Più volte nel corso dell’incontro sono state evocate, da differenti oratori, le parole del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro in un’intervista a Repubblica, sia sulle madri detenute con figli piccoli (“il rinvio della pena per donne incinte o con figli piccoli non è più obbligatorio”, parole che hanno indignato chi si batte per non vedere bimbi di pochi mesi reclusi dietro le sbarre assieme alle proprie madri), che sui fondi da trovare “rimandando a casa loro” i migranti detenuti.

“Non posso commentare le parole di Delmastro per il ruolo istituzionale che ricopro. Affermare che la soluzione all’emergenza si risolve rimandando i migranti al proprio Paese - e come? Scaricandoli in mare? In aereo? - vuol dire non avere capito nulla e utilizzare la giustizia e la questione carcere per propaganda politica”, le parole di Paparo. Nelle scorse ore, peraltro, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che dipende dal governo, ha disposto sanzioni, per violazioni sulle norme relative a igiene e sicurezza, nei confronti della direttrice del carcere di Sollicciano, Antonella Tuoni. Una situazione che va avanti da anni e certamente ereditata dal passato. “Assistiamo ad uno scaricabarile”, stigmatizza Paparo. Solidarietà alla direttrice del carcere è arrivata peraltro anche da Funaro.

“La ringrazio per il difficile lavoro che porta avanti nel carcere, dove c’è una situazione di emergenza e criticità che segnaliamo da anni. Tuoni ha il nostro supporto e la nostra stima - il messaggio della sindaca -. Nel penitenziario ci sono problemi che hanno bisogno di interventi importanti di natura strutturale che possono essere realizzati solo attraverso consistenti finanziamenti del governo”. Ovviamente, non si può non rimarcare che l’emergenza carceri è certo precedente, anche se la situazione pare ancora peggiorata, al settembre 2022, quando si è insediata Giorgia Meloni.

“Il carcere andrebbe demolito e ricostruito completamente, non è un luogo sano e dignitoso. Non lo è per i detenuti, non lo è per il personale della polizia penitenziaria che lavora in condizioni difficili e non lo è per tutte le realtà di volontariato che quotidianamente vi svolgono la loro attività. Firenze non può tollerare una struttura come Sollicciano, serve un istituto che permetta l’attuazione dei principi costituzionali”, aggiunge Funaro.

Tornando all’incontro di questa mattina, dure parole anche da Alessandro Nencini, presidente della Corte d’Appello di Firenze. “Siamo di fronte ad un vero e proprio dramma”, il suo incipit. “C’è chi si stupisce che i giudici si interessino al carcere”, cioè al luogo dove dopo una sentenza degli stessi giudici può finire una persona, “ma questa non è una novità. Pensiamo al caso del giudice d’appello che si occupa di mandato di arresto europeo e deve valutare, tra le tante cose, le condizioni carcerarie nel Paese in cui sarà trasferita la persona del caso, se rispondono a standard europei oppure no”. L’Italia ne sa qualcosa, visto che è già stata condannata dalla Cedu, Corte europea dei diritti dell’uomo, per trattamenti inumani e degradanti nei confronti di detenuti.

Tra le criticità croniche delle carceri, di Sollicciano come tante altre, in primis il sovraffollamento, ma anche l’impossibilità di svolgere attività lavorative e formative, cosa che porta alla recidiva appena fuori dagli istituti penitenziari, fino alle drammatiche carenze igienico sanitarie e alla mancanza di cura per i detenuti che soffrono di patologie psichiatriche, detenuti che sono ormai una grande parte della popolazione carceraria e che sono spesso lasciati in condizioni di totale abbandono.

“Nessuno può pensare che oggi qualcuno esca dal carcere in condizioni migliori di come ne sia entrato. Il sistema carcerario è di fatto criminogeno, produce crimine e problemi per il corpo sociale”, le parole dure di Nencini, che sottolinea come “uscendo dall’ideologia sarebbe interesse di tutti i cittadini avere un sistema carcerario che funzioni”. Anche perché, come dimostrano tutte le statistiche - e come richiederebbe la Costituzione repubblicana - un sistema detentivo che sappia garantire formazione e rieducazione abbatte drasticamente il tasso di recidiva.

Parla di vero e proprio “scoramento” di fronte alla situazione italiana il procuratore generale presso la Corte d’Appello, Ettore Squillace Greco. “Una situazione che il presidente Mattarella ha definito indecorosa”, ricorda Greco, invocando ad uscire da una “visione carcerocentrica” e da “logiche securitarie per le quali carcere e manette sono l’unica soluzione alla devianza”. Da più parti arrivano ovviamente gli appelli ad incentivare le misure alternative alla detenzioni, ma in Italia manca tutto, a partire dalla volontà politica di farlo fino, molto più materialmente, ai braccialetti elettronici.

Anche il procuratore capo Filippo Spiezia chiede di “superare la visione carcerocentrica” e usa parole, a proposito di legalità, che fanno riflettere. “Dobbiamo denunciare la situazione” del sistema carcerario perché, dice “l’Italia si è posta in questo momento al di fuori degli obblighi internazionali fondamentali, siamo fuorilegge”. Il presidente della sezione gip Angelo Antonio Pezzuti ha ricordato come in carcere “manchi ogni tutela per chi soffre di problemi psichiatrici” e come la decisione del governo Meloni, nel 2023, di aumentare da 4 a 5 anni il limite massimo di reclusione in caso di spaccio di lieve entità “abbia riempito le carceri di piccoli spacciatori”.

Il presidente del tribunale di sorveglianza Marcello Bortolato ha posto l’attenzione tra le altre cose sulla drammatica carenza di organico, mentre la presidente del tribunale per i minori Silvia Chiarantini ha ricordato come tanti minori che finiscono in custodia abbiano alle spalle situazioni drammatiche, a livello familiare, sociale, economico. Roberta Pieri, procuratrice del tribunale per i minori, ha ricordato come dolo dal 2018 esista finalmente un ordinamento penitenziario per i minorenni e ha sottolineato ancora una volta l’importanza della rieducazione, ancora di più nel caso dei minorenni, che hanno personalità e carattere ancora in formazione. In conclusione Nencini ha usato parole ancora più nette. Senza interventi urgenti, ha detto, il rischio di avere presto “nuove rivolte nelle carceri”, è molto concreto, perché “siamo sull’orlo del baratro”.