di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 26 luglio 2025
Le due pagine dedicate ieri dal Corriere Fiorentino alla situazione delle carceri in Toscana, in primo luogo a Sollicciano ma non solo, sono la guida ad un viaggio nel dolore e spesso nella vergogna, nel quale gli unici ad avere il diritto di non provare quest’ultima sensazione sono chi vi è recluso e chi ci lavora. Ma rappresentano anche un utile promemoria per la politica. In primo luogo per il governo, che ha allo studio un piano per sveltire la concessione di misure alternative per circa 10 mila detenuti a fine pena, ma che sul tema pare soprattutto affaccendato attorno all’ipotesi di costruire migliaia di “moduli” aggiuntivi per la detenzione entro il 2027.
Di certo, in questa duplice intenzione, c’è solo la consapevolezza che si tratta di svuotare il mare con un cucchiaio. Le più recenti disposizioni, come l’inasprimento delle sanzioni per chi pacificamente protesta in cella contro le condizioni di carcerazione, sono di per sé fattori di moltiplicazione della detenzione e, quindi, di sovraffollamento. Poi c’è l’altra politica, quella più prossima di Regioni e Comuni, che molto prima di quanto accadrà per il Parlamento - a meno di sorprese - dovrà affrontare la prova elettorale. È pur vero che la politica carceraria è in capo allo Stato. Ma è noto che i consiglieri regionali, al pari dei parlamentari, possano visitare le carceri della loro circoscrizione e parlare con i detenuti senza bisogno di alcuna autorizzazione, art.67 dell’Ordinamento penitenziario.
Un potere che non hanno i sindaci, i quali tuttavia sono la massima autorità sanitaria del proprio Comune e possono avvalersi di “provvedimenti urgenti al verificarsi di situazioni di particolare gravità che interessano l’igiene e la salute pubblica”, come recita il Testo unico degli Enti locali. Ora, nessuno si può aspettare che tutti i consiglieri regionali vadano ogni giorno a turno in un carcere anche solo per sottolineare con la propria presenza la criticità degli istituti (ma perché no?), né che un sindaco si prenda la briga di firmare un’ordinanza, a costo di farsela poi bocciare, che preveda la chiusura di locali insalubri di un luogo di detenzione (ma perché no?).
Tutto questo purché non si tratti di nuove forme di già abusate passerelle mediatiche, ma perché rappresenti una forma di tensione e attenzione verso un tema che è la cartina di tornasole della nostra civiltà. A proposito di indicatori: la curiosità è forte e riguarda i programmi per le Regionali dell’autunno. Riusciranno i nostri candidati a trovare nell’elenco del loro impegno futuro - che visti i traccheggi ancora in corso presumibilmente sarà abbastanza snello e sbrigativo per i tempi ristretti - lo spazio per dire cosa pensano della situazione carceraria che, notoriamente, non porta consensi come altre più facili promesse? Le scommesse sono aperte.











