di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 3 gennaio 2024
Ai sensi della normativa europea si può chiede un giorno di riduzione per ogni 10 passati nel degrado. Poco prima di Natale un gruppo di detenuti ha chiesto uno sconto di detenzione perché era piovuto nelle loro celle e, una volta spostati, si erano ritrovati in spazi sovraffollati. In autunno un altro grappolo di istanze di diversi carcerati fiorentini che lamentavano la presenza di cimici. La situazione a Sollicciano, nonostante alcuni interventi di miglioramento in corso, resta molto difficile. A volte critica. E così ogni anno sui tavoli della magistratura di sorveglianza, al tribunale di Firenze, arrivano decine di richieste di detenuti che, a norma di legge, chiedono una riduzione della pena. Perché hanno dovuto vivere in condizioni inaccettabili.
La legge prevede infatti che ogni 10 giorni passati in quello stato di degrado, in cui vengono violati di diritti, si può chiedere un giorno di sconto. In alcuni casi, ad esempio se il carcerato sta ormai per uscire di prigione, può essere chiesto anche un risarcimento economico. “Negli anni a Firenze abbiamo aiutato a presentare centinaia di istanze per far ottenere questo beneficio” spiega Giuseppe Caputo, coordinatore degli sportelli di tutela legale e sociale dell’associazione L’Altro Diritto, che offre assistenza per la compilazione delle pratiche. “La magistratura fiorentina tende a tenere in considerazione nell’accoglimento o meno delle domande soprattutto la disponibilità degli spazi, più che le condizioni abitative difficili. Però a Sollicciano - prosegue - mancano le docce nelle celle e spesso i detenuti devono usare il lavello in cui puliscono anche le pentole. Molti hanno lamentato le cimici nei materassi, le infiltrazioni”.
Le richieste così si moltiplicano. Non tutte vengono accolte, anzi. Ma sono un segnale dello stato in cui ancora versa il carcere. “Abbiamo avuto il caso ad esempio di un uomo, condannato a 5 anni per violenza sessuale, che ha avuto una riduzione di 12 giorni per aver passato circa 4 mesi in uno spazio inferiore ai 3 mq (minimo di legge, ndr), oltre che altri problemi legati ai sistemi di raffreddamento, porte e finestre” spiega l’avvocato Antonio Olmi, che lavora a Firenze assieme al legale Lorenzo Nannelli.
In passato ci sono state istanze anche dalla sezione femminile a causa di celle con muffe e forte umidità. “A Sollicciano ci provano un po’ tutti i detenuti a chiedere la riduzione, è una possibilità legittima” afferma Eros Cruccolini, garante dei detenuti di Firenze. “Sono in corso lavori da 7 milioni di euro per infissi e cappotto, che dovrebbero finire in questi primi mesi 2024. Dei miglioramenti ci saranno, ma si va comunque ad agire su una struttura vecchia, con problemi storici che rimangono”.
Ogni volta il detenuto che chiede lo sconto deve indicare con precisione lo spazio avuto a disposizione in cella, con quante persone stava, se ha subito trattamenti disumani, l’igiene. “L’istanza è molto specifica - spiega l’avvocato Elena Augustin, che ha seguito alcuni casi -. Ogni volta il magistrato chiede una relazione sulla veridicità di quanto esposto e poi valuta se ci sono gli estremi per l’accoglimento”.
La prima sentenza (la “Torreggiani”) avvenne nel 2013. Quando la Corte Europa accolse il ricordo di 7 detenuti e condannò l’Italia perché c’erano stati dei trattamenti inumani, degradanti. Fu uno spartiacque. Da quel momento i casi si moltiplicarono. A Firenze il primo fu firmato nel 2015. All’epoca il magistrato di sorveglianza Susanna Raimondo accolse il ricorso dell’avvocato Giovanni Conticelli per un detenuto che lamentò di aver subito “non una detenzione, ma una segregazione”, disse lui stesso. Oggi la situazione di Firenze “è la peggiore in Toscana - spiega Giuseppe Fanfani, garante regionale dei detenuti - poi ci sono Prato, Livorno e Pisa. Le carceri sono luoghi di sofferenza inumana che offendono quel dettato costituzionali secondo cui la pena dovrebbe invece essere espletata in condizioni di rieducazione”.











