di Stefano Brogioni
La Nazione, 11 luglio 2022
Sovraffollamento in carcere: la maggioranza è straniera. Il personale è costantemente sotto organico. Le denunce nella relazione del garante Fanfani: “In carcere chi non entra pazzo, lo diventa”.
Delle quasi 600 persone che - al 31 dicembre scorso - erano detenute nel carcere di Sollicciano, 395 sono stranieri. II penitenziario non potrebbe contenere più di 491 detenuti (in modo da garantire tre metri quadrati per ogni detenuto, stando ai numeri pubblicati dal garante Giuseppe Fanfani, nella sua relazione del 2022), e il sovraffollamento cronico innesca una serie di altre problematiche. Il suicidio del poliziotto, in custodia cautelare per l’episodio avvenuto alle Cascine del maggio scorso, accende i riflettori, ad esempio, su quelli che la stessa relazione chiama “eventi critici”.
Nei dodici mesi dell’anno scorso, a Sollicciano hanno provato a togliersi la vita 47 persone. “Io spesso dico in maniera forse iperbolica, o forse no, che in carcere chi non vi entra pazzo vi diventa”, scrive il Garante Fanfani. Un problema, spesso, è intercettare il disagio. Sono sufficienti cinque educatori, laddove ne sarebbero previsti nove, per coprire l’intera popolazione carceraria? Bastano 487 agenti quando dovrebbero essercene più di 560? E quanto gli psicologi previsti contro il rischio-suicidi dalla Relazione emerge che vengono chiamati tramite il comune in caso di necessità.
Dal primo gennaio scorso, il dipartimento di Scienze Giuridiche sta conducendo una ricerca sull’ampio tema della tutela della salute mentale delle persone private della libertà personale. “Questo ambito di ricerca, prescelto per la particolare attualità e rilevanza del tema, si articola in tre aree - spiega Fanfani -, tra cui anche quella della tutela della salute mentale in carcere, di particolare rilievo oggi, dopo due anni di pandemia che hanno visto la popolazione penitenziaria particolarmente sacrificata dalle doverose misure di contenimento del contagio (minori attività, periodi di totale assenza di figure esterne, difficoltà nei colloqui con familiari e persone della cerchia degli affetti).
Sullo specifico tema della salute mentale in carcere, la ricerca si pone l’obiettivo di offrire un quadro delle modalità attraverso cui viene garantito il diritto alla salute mentale delle persone detenute in Toscana, evidenziando criticità e punti di forza del modello. Partendo da una definizione ampia di salute mentale, si cercheranno di individuare le connessioni tra mandato psichiatrico e mandato custodiale e disciplinare nelle relazioni terapeutiche all’interno di un’istituzione chiusa, come quella penitenziaria”.
La relazione, ospita anche il punto del garante comunale Eros Cruccolini. Nel capitolo della salute mentale, Cruccolini fa sapere di aver “evidenziato la necessità di incrementare il numero di educatori psichiatrici per poter seguire i detenuti, non solo dal punto di vista farmacologico, ma anche promovendo gruppi di persone competenti, che possano coinvolgerle in attività, per impegnare parte del tempo detentivo, che altrimenti sarebbe vissuto nelle camere di pernottamento”.










