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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 13 ottobre 2022

Il prefetto Valenti ieri ha ribadito: “Struttura piccola, ma serve consenso ampio”. Un secco “no” al Cpr arriva dalle associazioni che gestiscono l’accoglienza dei richiedenti asilo: “Costa e non serve”. Il prefetto Valenti aveva sollevato il tema dopo l’omicidio di Careggi commesso da un migrante irregolare.

Le associazioni che gestiscono l’accoglienza dei richiedenti asilo dicono no al centro per il rimpatrio migranti in Toscana, idea rilanciata nei giorni scorsi dal prefetto Valerio Valenti all’indomani dell’omicidio di Careggi commesso da un migrante irregolare.

“Penso che questo strumento, in piccole dimensioni al massimo di 50 posti, possa essere una buona risposta - ha ribadito anche ieri il prefetto - ma bisognerà allargare un po’ la condivisione: prima di partire bisogna avere un consenso ampio, penso sia necessario che tutti siano d’accordo”.

Per gran parte delle associazioni, però, i Cpr sono pressoché inutili. “Aldilà del livello politico, il centro di rimpatrio serve a poco anche sul piano pratico e operativo” dice Mauro Storti della cooperativa Il Girasole, che gestisce parte dei migranti accolti in Toscana in varie strutture di accoglienza. Secondo Storti, “i centri per il rimpatrio non risolvono i problemi dell’illegalità dei migranti perché, semplicemente, non rimpatriano sempre e comunque le persone”. Nel senso che, precisa, “l’Italia non ha accordi bilaterali con quasi nessun Paese di provenienza dei migranti per cui è impossibile rimetterli su un aereo che dovrebbe atterrare proprio in quei Paesi”.

E quindi cosa fanno i migranti nel frattempo? Il rischio è che, oltre a restare per tempi indefiniti dentro questi centri per l’espulsione, “siano rimessi in libertà con un foglio di via, come spesso è accaduto in passato, e quindi si ritorna al punto di partenza”.

Ma quanti sono attualmente i migranti irregolari che sono presenti in Toscana? Non esistono cifre precise. Considerando la stima di circa 500 mila irregolari in tutta Italia, la stima per la Toscana è di circa 20-30 mila. Chi sono gli irregolari? Si tratta di persone entrate con un visto provvisorio in Italia che poi è scaduto, persone che avevano un lavoro e che poi, avendolo perso, hanno perso anche i documenti, oppure richiedenti asilo sbarcati sulle nostre coste che hanno avuto il rigetto della domanda, ma sono rimasti sul territorio.

Secondo Vincenza Vicino della cooperativa Albatros, che da anni accoglie stranieri in Toscana, “i centri per il rimpatrio non sono la soluzione perché, essendoci moltissimi irregolari in Italia, queste strutture dovrebbero accogliere migliaia di persone, cosa molto complicata tecnicamente. Secondo questo schema, andrebbero costruiti centri per il rimpatrio dappertutto, una delle soluzioni potrebbe essere invece potenziare gli uffici immigrazione nelle carceri visto che l’80 per cento degli ospiti dei centri per il rimpatrio è popolazione che è stata in carcere”.

Netto anche il giudizio di Giulia Capitani, Migration Policy advisor dell’associazione Oxfam: “I Cpr violano i principi del diritto internazionale” visto che “prevedono la detenzione in assenza di reato, sono luoghi dove entrano persone rispetto alle quali il provvedimento restrittivo della libertà viene emesso da un giudice di pace e non da un giudice ordinario”. E poi n contesta anche la funzionalità: “I dieci Cpr italiani sono costati allo Stato 44 milioni di euro negli ultimi tre anni e hanno rimpatriato meno del 50 per cento dei migranti ospitati”.