sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 4 ottobre 2024

Una storica volontaria: “Abbiamo messo gli impermeabili, mai vista una cosa così”. Acqua nei corridoi e nelle celle. A Sollicciano gli agenti costretti a indossare gli impermeabili. Dentro la sezione penale di Sollicciano si sente lo scroscio d’acqua che si riversa a terra. Inarrestabile, sembra quasi una cascata. Altro che infiltrazione, dicono quelli che l’hanno visto da vicino, sembra piuttosto un buco nel muro, perché la potenza della pioggia è la stessa che c’è fuori dal carcere. Quindi, di fatto, piove in carcere. Piove come se il carcere fosse all’aperto, in alcuni punti. E il pavimento, nel corridoio della sezione penale, è allagato. E alcune celle, pure, hanno l’acqua sul pavimento con i detenuti costretti a stare con le scarpe.

“Non avevo mai visto una cosa del genere in tanti anni che vengo qui a fare volontariato” racconta una storica operatrice del penitenziario fiorentino, ieri pomeriggio, dopo essere uscita da Sollicciano. Per terra ci sono circa due centimetri d’acqua: “Non basta saltellare qua e là per evitare le pozzanghere, stavolta è diverso, devi passare per forza in mezzo al lago del corridoio, mi si sono bagnate le scarpe”.

E poi, quando arrivi in quel punto dove c’è lo scroscio dell’acqua, i passanti devono coprirsi. “Mi sono messa il cappuccio dell’impermeabile per bagnarmi il meno possibile”. E così non fanno soltanto i volontari, ma anche gli agenti penitenziari che lavorano coi giubbotti e coi cappucci, che scansano l’acqua ma di acqua, in alcuni corridoi, ce n’è troppa. E anche loro si bagnano le scarpe. E si bagnano anche i reclusi, quelli che passano per andare a scuola o per presentarsi a un colloquio. Qualche goccia d’acqua arriva anche nella stanza dei colloqui con gli avvocati.

“La situazione è davvero imbarazzante” dice la volontaria che preferisce restare anonima. Poi aggiunge: “Per non parlare dell’umidità, sono uscita da Sollicciano che avevo il raffreddore”. E quindi non è facile, vivere e lavorare in queste condizioni, come sottolinea Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Pa: “Era tutto prevedibile, è arrivata la grande pioggia e Sollicciano si è puntualmente allagato, così viene meno il valore di ogni persona che vive e lavora qui dentro, ormai non è più un contesto da Paese civile”.

Vanno meglio le cose al giudiziario, dove le infiltrazioni ci sono ma dove, a differenza di qualche mese fa, non ci sono allagamenti e non si è fatto ricorso ai secchi. E insomma, Sollicciano è ancora fatiscente con la struttura che fa acqua da tutte le parti: letteralmente. Sono stati promessi sette milioni per la ristrutturazione, due anni fa. Ma gran parte di questi lavori sono ancora bloccati. “A rimetterci sono i detenuti - commenta amaramente don Vincenzo Russo, già cappellano di Sollicciano e responsabile pastorale carcere per la diocesi - Non si capisce lo stallo che c’è nel carcere, dove prosegue la diatriba tra Dap e direzione ma dove i lavori, di fatto, non sono mai terminati. Cosa dobbiamo aspettare ancora?”.