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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 24 dicembre 2024

Mohammed Wardi Ahmed, 28 anni, era arrivato a ottobre. Incerte le cause del decesso, si parla di assunzione di alcol e farmaci. Trovato morto in cella a Sollicciano nella notte tra domenica e lunedì un detenuto somalo di 28 anni. Si tratta di uno dei cento carcerati che avevano fatto ricorso ai magistrati per avere la pena ridotta a causa delle condizioni “disumane e degradanti” del carcere fiorentino. A dare l’allarme, intorno alle 4.45, è stato il compagno di cella, che ha chiamato gli agenti penitenziari che hanno constatato il decesso. Ancora da accertare le cause, se morte naturale o altro, tra cui un’ipotesi di overdose anche se non sembra che il giovane facesse uso di sostanze. Sul corpo dell’uomo verrà adesso eseguita l’autopsia. Il ragazzo sarebbe dovuto uscire dal carcere a novembre 2025.

“Era uno di quei detenuti che aveva fatto un reclamo - ha spiegato Emilio Santoro dell’Altro Diritto - per avere la riduzione della pena perché era tanto che stava in quelle condizioni, ma per fare delle considerazioni più approfondite dobbiamo capire meglio dall’autopsia e parlare con persone che l’hanno visto più di recente”.

Il recluso africano, che si trovava all’interno delle celle del reparto penale, “era arrivato da Roma tre mesi fa, una persona tranquillissima che non aveva mai avuto nessun problema”. A dirlo è Giuseppe Fanfani, garante regionale dei detenuti, che due settimana ne fa aveva visitato l’istituto penitenziario fiorentino. “Ho visto un po’ di celle e confermo che non è umano vivere in quel modo, non ci sono condizioni corrette di detenzione, è una realtà incivile”.

Il giovane, ribadisce il garante dei detenuti di Firenze, Eros Cruccolini, “non era assolutamente attenzionato poiché non aveva mai dato segnale di alcuna problematicità”. Tuttavia, “la situazione nelle carceri è drammatica e lo sarà sempre di più perché con non si fa niente per il sovraffollamento. Sollicciano ha poi l’aggravante della struttura, il ministro Nordio dovrebbe venire a vederla, faccio appello alle istituzioni locali per invitarlo. La prima cosa da fare, però, è quella di ascoltare i detenuti. Dobbiamo costruire un nuovo padiglione ed abbattere quelli invivibili”.

Di “carcere allo sbando più totale” parla Eleuterio Grieco, segretario generale regionale della Uil Pa polizia penale. “Manca la direttrice, che è in malattia da un mese, in alcuni giorni non c’è l’acqua in una cella, altri giorni non c’è acqua in un’altra cella. E poi il riscaldamento va a singhiozzo. Insomma, sembra che il mondo degli ultimi non interessi più a nessuno”.

La condizione direttiva è assai precaria visto che, come raccontato nei giorni scorsi dal Corriere Fiorentino, si alternano al vertice almeno un direttore ogni settimana, all’indomani dell’assenza per malattia della direttrice titolare Antonella Tuoni. Si tratta dei direttori e delle direttrici che provengono da altri istituti penitenziari della Toscana e che svolgono quindi funzioni part time in due carceri diverse.