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di Massimo Lensi*

Corriere Fiorentino, 25 ottobre 2026

Il carcere è parte della città, anche quando la città preferisce dimenticarsene. Da questo presupposto nasce “Diritti materiali”, la campagna del Gruppo Foucault per raccogliere materiali destinati alla Casa circondariale di Sollicciano e all’Istituto penale per i minorenni Meucci di Firenze. Sedie, tavoli, divani, televisori, attrezzature per il gioco e materiali per un laboratorio artistico: forniture concrete, individuate attraverso il confronto con le direzioni degli istituti e le visite effettuate al loro interno. La questione riguarda il diritto, prima ancora dell’arredo. L’articolo 27 della Costituzione italiana assegna alla pena una funzione orientata al reinserimento sociale e impone che il trattamento penitenziario rispetti il senso di umanità. Questi principi richiedono condizioni materiali compatibili con la dignità della persona, spazi di socialità e opportunità per svolgere attività. Una pena che riduce la vita quotidiana alla custodia e all’inattività si allontana dalla propria finalità costituzionale.

Il sovraffollamento degli istituti - a Sollicciano ci sono 507 detenuti a fronte di 267 posti disponibili, secondo i dati di Pantagruel, ndr - aggrava ogni carenza e altera la stessa qualità della detenzione. L’eccesso di presenze, la scarsità degli spazi e l’insufficienza delle strutture comprimono i diritti e rendono più difficile qualsiasi percorso di reinserimento dei detenuti. Occorre estirpare questa mala pianta, intervenendo sulle cause del sovraffollamento e sulla continua espansione della risposta penale. Il carcere rimane una componente del sistema sanzionatorio, ma occorre ridurre il ricorso alla detenzione e dare effettività alle misure alternative.

“Diritti materiali” si colloca in questo percorso. Non è beneficenza, né una campagna di solidarietà: è un’iniziativa politica che parte dai bisogni immediati delle persone detenute e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità. La raccolta di beni e fondi può contribuire a migliorare alcuni spazi, ma la garanzia dei diritti resta un obbligo pubblico. La partecipazione della cittadinanza può sostenere questo obiettivo e, nello stesso tempo, rendere visibili le carenze che richiedono interventi strutturali. Dire che anche il carcere è città significa riconoscere che le persone detenute continuano a far parte della comunità. La detenzione limita la libertà personale nei termini stabiliti dalla legge; la privazione della libertà non cancella gli altri diritti. Il reinserimento richiede relazioni, occasioni di incontro e un legame concreto con il territorio.

La campagna apre un piccolo ponte tra gli istituti penitenziari e Firenze. Un primo collegamento, costruito attraverso beni materiali e responsabilità condivise, nella direzione di una pena più conforme alla Costituzione. Perché il carcere riguarda anche chi sta fuori: il riconoscimento dei diritti al suo interno è parte della responsabilità della città.

*Associazione Progetto Firenze, Gruppo Foucault