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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 4 luglio 2022

Dodici detenute di Sollicciano realizzano bavaglini per neonati. È il progetto “Mi do da fare” promosso dalla cooperativa Convoi in collaborazione con il Comune di Sesto Fiorentino e la Fondazione Cr Firenze. I bavaglini vengono confezionati dalle detenute della sezione femminile del carcere di Firenze, nell’ambito di un laboratorio sartoriale per il reinserimento lavorativo che ormai va avanti da due anni. I bavaglini, una volta realizzati, usciranno dal carcere per essere venduti nelle farmacie del Comune di Scandicci (ma l’obiettivo del progetto è allargarsi anche a Firenze ed altre città). Inizialmente saranno realizzati circa 300 bavaglini, che saranno indossati dai nuovi nati del territorio.

Un modo per avvicinare il carcere alla città, e permettere alle detenute di svolgere attività socialmente utili in un penitenziario dove sono ancora una minima parte i reclusi che lavorano. Nel corso del progetto due detenute potranno andare a lavorare, regolarmente retribuite, nel grande laboratorio della cooperativa Convoi.

“Si tratta di un progetto di grande rilievo sociale e solidale che coinvolge il nostro Comune - hanno sottolineato le assessore di Sesto Fiorentino Camilla Sanquerin e Sara Martini - e che ci rende particolarmente orgogliose. Attraverso il lavoro, un lavoro giusto e sostenibile, contrastiamo la marginalità che troppe volte ostacola il reinserimento di chi vive l’esperienza del carcere e offriamo un prodotto per l’infanzia di qualità che racchiude in sé valori e storie”.

Oltre ai bavaglini per neonati saranno realizzati anche grembiuli da giardinaggio. “Abbiamo scelto queste lavorazioni - ha detto Maurizio Rossi, presidente della cooperativa Convoi - perché molto semplici in termini di abilità, e quindi realizzabili anche dal laboratorio e le detenute, sotto la supervisione della cooperativa. Racconteranno la “propria storia” nell’etichetta e rilanceranno l’importanza per ciascun cittadino di darsi da fare per ricostruire e costruire nuove vicinanze”.