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di Ginevra Montenovo

ultimavoce.it, 18 febbraio 2025

Il carcere contro i diritti umani: il sistema carcerario sta raggiungendo livelli sempre più preoccupanti per la tutela dei diritti umani dei detenuti. È quanto riportato dall’ultimo convegno promosso dall’Ordine degli Avvocati di Firenze, che mette in risalto le disumane condizioni di vita che i detenuti devono affrontare ogni giorno. Diritti umani inesistenti, persone ammassate in celle troppo piccole e anguste, depressione all’ordine del giorno, mancanza di ascolto e supporto terapeutico. I carcerati in Italia sono individui abbandonati a se stessi, soli, costretti a vivere lottando con le unghie e con i denti per sopravvivere in un contesto fondato sulla violenza e sul degrado. Istituti penitenziari inadeguati, in cui la brutalità è all’ordine del giorno. In un mondo aggressivo, si diventa aggressivi pur di sopravvivere. Il carcere contro i diritti umani: un sistema penitenziario nemico della vita.

Persone che hanno sbagliato, ma a cui viene negata ogni occasione per un reinserimento sociale, spesso costrette a rimanere nel limbo della pena, senza la possibilità che questa venga sfruttata per la costruzione di un futuro migliore, più sostenibile e conforme alle norme di comportamento umano personale e nei confronti della società. Sono argomenti d’impatto, in questi giorni sempre più noti: il 16 febbraio Casa Caciolle, a Firenze, ha ospitato il convegno “Il carcere: una istituzione al collasso”, incentrato sulla sensibile tematica della situazione dei detenuti. Argomenti principali del convegno sono stati la necessità di garantire nuovamente i loro diritti umani e l’urgenza di modificare l’obiettivo della pena, affinché non rimanga solo una punizione da scontare, ma un utile strumento per permettere ai singoli individui il reinserimento sociale nella comunità.

Il convegno, promosso dalla Fondazione Forense e dall’Ordine degli Avvocati di Firenze, e supportato dalla Camera Penale e dall’Opera Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, ha visto l’apertura con le parole di Luciano Eusebi, Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e ha proseguito con l’intervento di diversi docenti di diritto penale dell’università di Firenze (Giovanni Flora, Fausto Giunta, Francesco Palazzo e Roberto Bartoli). L’opinione risulta univoca: le condizioni penitenziarie risultano ancora troppo carcero-centriche e il bisogno di un cambiamento appare ormai necessario per il rispetto di idonee condizioni umane dei detenuti.

L’esperienza del carcere non può diventare solo una punizione con cui i carcerati devono fare i conti per la vita. Visti per sempre come buoi pronti al macello, rinchiusi e destinati a rimanere solo dei pregiudicati. L’unica certezza che hanno è il nutrimento necessario per non farli morire, ma non per farli vivere. Bisogna rimodellare le condizioni carcerarie, ponendo al centro i diritti umani dei detenuti, di cui hanno diritto e dei quali ormai sono totalmente privi. La loro tutela è necessaria e fondamentale, così come l’esigenza di un cambiamento basato sui principi costituzionali.

Abbiamo il dovere umano di attuare una modifica radicale delle condizioni penitenziarie, puntando a un miglioramento di qualità che rispetti i detenuti, i diritti umani e le loro prime necessità. La seconda parte del convegno ha ospitato l’intervento delle persone che ogni giorno vivono il contesto penitenziario: associazioni volontarie operanti nelle carceri, sorveglianti e avvocati hanno preso la parola, confermando le brutalità che si nasconde dietro le sbarre dei penitenziari italiani. Nicola Paulesu, assessore al sociale del comune di Firenze, ha apertamente dichiarato quanto siano disumane le condizioni di vita nei penitenziari: luoghi in cui i diritti delle persone detenute e la loro identità di esseri umani ormai risultano fantasmi. Fa riferimento al carcere di Sollicciano e la necessità di un’imminente chiusura e ristrutturazione, che permetta al complesso di garantire le giuste condizioni di vita ai detenuti: in meno di due mesi, le celle del carcere hanno visto due suicidi, uno dei quali di appena 25 anni.

Diritti umani fantasmi, l’importanza di un cambiamento immediato - Rispettare ogni essere umano come tale è un dovere globale: migliaia di detenuti, con vite già spezzate dal passato, affrontano l’ulteriore condanna di non vedere riconosciuti i loro diritti e di essere considerati per sempre dei pregiudicati. Il rispetto per l’identità dell’altro è un diritto su cui nessuno dovrebbe mai avere il potere di decidere.

Abbiamo l’obbligo morale di considerarli esseri umani, così come di permettere loro un reinserimento sociale nella comunità, in misura con la giustizia umana che al momento sembra essere dimenticata dietro le sbarre. Una vita spezzata non deve esserlo per sempre, se segue la giusta strada. E noi non possiamo continuare a bloccarla, perché loro hanno lo stesso diritto di seguire la strada che noi per primi solchiamo ogni giorno.