di Andrea Vivaldi
Venerdì di Repubblica, 27 marzo 2026
Cimici, celle fatiscenti, suicidi. L’istituto fiorentino è un caso. Un ricorso ora potrebbe fare scuola. Esiste un limite alle sofferenze, e anche al degrado di un carcere. Un confine che in questi anni, nel penitenziario di Sollicciano a Firenze, è stato tante volte superato, ignorando i diritti di detenuti e lavoratori. Adesso la situazione dell’istituto, attanagliato da problemi di infiltrazioni, sovraffollamento, cimici, muffa, e anche noto per violenze e suicidi, sarà valutata dalla Corte Costituzionale. Il tribunale di sorveglianza di Firenze ha sollevato infatti una questione di legittimità, accogliendo la richiesta di un detenuto marocchino che, condannato per omicidio (uscirà nel 2042), chiede “il rispetto della sua dignità”.
Il caso-destinato a fare scuola-inizia due anni fa, quando i suoi legali, gli avvocati Nicola Muncibì e Michele Passione, presentano un reclamo giurisdizionale al magistrato di sorveglianza, denunciando le condizioni di vita del loro assistito. Dopo mesi di silenzio senza risposta, fanno una nuova mossa: chiedono il trasferimento ai domiciliari. Sono consci che, per la natura del reato e della pena inflitta, si tratti di una misura poco realistica.
Ma ritengono sia incostituzionale negare una misura alternativa di fronte un carcere ridotto in quello stato (e la persona coinvolta ha alle spalle anni di buona condotta e non presenterebbe aspetti di pericolosità sociale). Ormai è una partita a scacchi. I14 novembre 2025 il tribunale di sorveglianza di Firenze aveva concesso al Dap e al ministero della Giustizia 80 giorni per “rimuovere le condizioni che pregiudicano i diritti primari del detenuto”, cioè per iniziare almeno gli interventi di manutenzione straordinaria, dotare le celle di acqua calda, procedere alla disinfestazione e impermeabilizzare le coperture.
Ma il ministero “è rimasto oggettivamente inadempiente”. E così il tribunale di sorveglianza, dopo svariati passaggi, ora si è rivolto alla Consulta. Domanda se sia costituzionale precludere i domiciliari a una persona condannata a vivere in una cella fradicia, ovvero in condizioni contrarie al senso di umanità e in violazione dell’articolo 27 della Costituzione. Così, per la prima volta, il fallimento dei rimedi ordinari - diffide, piani di manutenzione-porta direttamente a Roma, alla verifica costituzionale.









