di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 6 marzo 2026
Il tribunale di sorveglianza solleva la questione di legittimità costituzionale. Sì alla richiesta degli avvocati di un detenuto: “Rispetto della dignità”. Sarà la Corte Costituzionale ad occuparsi delle condizioni drammatiche del carcere di Sollicciano. Il tribunale di sorveglianza di Firenze guidato da Marcello Bortolato nei giorni scorsi ha sollevato la questione di legittimità costituzionale accogliendo la richiesta dei legali di un detenuto che chiede “il rispetto della sua dignità”. Il detenuto è un marocchino condannato per omicidio a 22 anni, con fine pena nel 2042, da anni vive in 9 metri quadrati in una cella della sezione 11 di Sollicciano.
Nel febbraio 2024 i suoi avvocati, Michele Passione e Nicola Muncibì, presentano un reclamo al magistrato di sorveglianza lamentando le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i detenuti di Sollicciano, tra topi, cimici, scarafaggi e muffa. Un luogo in cui “la dignità viene continuamente offesa da uno Stato incapace di farsi carico di elementari bisogni come lavarsi, scaldarsi, dormire o vivere in luoghi salubri, senza acqua che cade e riempie ogni luogo del carcere, dove la conta di chi pone fine alla sua vita, stanco di vivere, non si ferma più”.
Gli avvocati, pur sapendo che la natura del reato e la pena inflitta non lo consentono, chiedono comunque la detenzione domiciliare come soluzione estrema per violazione dei diritti. Questa volta gli avvocati hanno scelto una strada diversa dalla richiesta di risarcimento cercando di arrivare a una decisione che costringa l’amministrazione penitenziaria a fare qualcosa di concreto.
Dopo vari ricorsi il tribunale ha ordinato all’amministrazione penitenziaria di “rimuovere le condizioni che pregiudicano i diritti primari del detenuto”. Per sanare la situazione vengono concessi 80 giorni per predisporre un piano e avviare gli interventi di manutenzione straordinaria, di impermeabilizzazione delle coperture e delle facciate, per dotare le camere di acqua calda e per ripulire la struttura da insetti, roditori e parassiti. Ma, a parte una disinfestazione straordinaria di arredi e vestiario, che ovviamente non ha risolto il problema, a Sollicciano niente è cambiato.
L’amministrazione penitenziaria non si è mai costituita nel procedimento. La difesa lo scorso ottobre ha depositato richiesta di ottemperanza.
Si arriva all’ultimo atto della vicenda che va avanti da due anni. Mercoledì il presidente del tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta dei legali e ha mandato gli atti alla Corte sollevando il dubbio di legittimità costituzionale degli articoli 147 cp e 47 ter comma 1 dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevedono l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quando “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”.
Il presidente Bortolato nel provvedimento parla di una “situazione ormai cronicizzata, di palesi carenze igienico sanitarie, infiltrazioni e infestazione di cimici” e di “interventi urgenti e non più rinviabili”. Tale situazione - spiega Bortolato - necessita di interventi di manutenzione straordinaria di risanamento e isolamento in facciata gestiti dal Dap che già avevano avuto una progettazione e un avvio. “Dal 2023 - spiega - l’appalto è stato bloccato per un’erronea progettazione del trattamento delle facciate”.
“L’attuale condizione - continua il presidente del tribunale di sorveglianza - configura un trattamento inumano e degradante che induce sofferenze non giustificate e non tollerabili, se non con sacrifici non richiesti, né connaturali alla condizione di ristretto da cui discende anche una percezione di sé caratterizzata da grave umiliazione”. “Confidiamo in una pronuncia rapida della Corte - dice l’avvocato Passione - per mettere al riparo i detenuti da condizioni inumane e degradanti”.










