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di Teresa Scarcella

La Nazione, 3 luglio 2026

E Monni: “Non doveva essere lì”. Visita al carcere dell’assessora regionale alla Sanità e del dg dell’Asl Toscana centro Valerio Mari. “Negato l’accesso all’ala dei pazienti della salute mentale, fatto grave”. Trasferimenti: una sezione svuotata. Una donna è seduta sulla panchina davanti alle grandi inferriate blu mangiate dalla ruggine, in braccio ha il figlio di un anno e mezzo. Attende di far visita al marito, che è dall’altra parte del cancello, dentro Sollicciano. “Dovreste entrare - è il suo consiglio al sapore di richiesta quando nota le telecamere e i microfoni -. Per filmare la situazione che c’è: sporcizia, degrado e tanto, tanto caldo”.

Lo stesso che avrebbe inciso sulla morte del 75enne, deceduto il 29 giugno dopo dieci giorni di carcere. A dirlo è l’assessora alla Sanità Monia Monni e lo conferma il dg dell’Asl Toscana centro, Valerio Mari, alla fine della loro visita in carcere. “Arresto cardiaco da stress - pare sia la causa del decesso - probabilmente da calore, al momento non ci risulta sia stata disposta l’autopsia”.

L’uomo ha messo piede a Sollicciano per scontare una pena di quattro anni e già non godeva di ottima salute: “era cardiopatico, emiplegico in seguito a un ictus - spiega Mari - era compromesso, a tal punto che non era negli spazi di detenzione ordinaria, ma nella parte dedicata agli assistiti, monitorato costantemente”. Anche se, come ha detto il garante dei detenuti Giuseppe Fanfani e come ha ribadito anche Monni “non doveva essere in carcere” alla luce dei suoi problemi. Ma era lì. E tra quelle mura le sue condizioni si sono aggravate, poi è stato portato al pronto soccorso di Torregalli e lì è morto lunedì scorso. “Il caldo sicuramente ha inciso” dice Mari. Dopotutto ieri, giornata in cui il meteo ha regalato un po’ di tregua, “tra i corridoi c’erano 34 gradi” riporta l’assessora.

E non è certo l’unico problema di Sollicciano: celle non dignitose, con muffa e piedi nell’acqua, materassi marci, sono solo alcune delle criticità prese ad esempio dall’assessora per dare l’idea di una situazione ormai “irrecuperabile - sentenzia Monni -. Per la quale i 9 milioni annunciati dal governo non bastano”. Problemi noti da anni, che poche settimane fa hanno spinto il tribunale di Firenze, su richiesta della procura, a mettere sotto sequestro sette sezioni e ad ordinare il trasferimento dei detenuti di quei reparti (circa 230 persone). “Ad oggi una sola sezione è stata svuotata - spiega Monni - le altre sono sotto sequestro ma popolate. Questi trasferimenti preoccupano perché non sappiamo in che condizioni avvengono. Visiteremo La Dogaia di Prato, che è la destinazione di molti trasferimenti nonostante sia un carcere già affollato”.

A preoccupare l’assessorato e l’Asl sono anche le condizioni di lavoro degli operatori sanitari dentro Sollicciano, condizionati da “una relazione difficile con l’amministrazione penitenziaria. Ci è stato impossibile accedere ai locali dove è stata trasferita l’articolazione per la tutela della salute mentale - denuncia Monni - dove detenuti già fragili vivono in una situazione temporanea e le condizioni dei locali non sono dissociate dal tema della loro salute. Faremo richiesta alla magistratura per accedere. Torneremo”.