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di Stefano Fabbri

Corriere Fiorentino, 21 giugno 2026

Tranne il fatto che più di 200 di persone dovranno essere trasferite in carceri già altrettanto sovraffollate come se fossero pacchi postali. Non importa se stanno frequentando corsi e scuole, o sono in procinto di cominciare un lavoro - tutte attività portate faticosamente avanti dagli operatori del carcere e strettamente connesse a quanto prevede la Costituzione che assegna alla pena il compito di rieducazione e reinserimento del condannato - o se hanno un ultimo brandello di rapporti familiari sul territorio. Le “disposizioni superiori” giunte al carcere non consentirebbero di compiere una selezione. Se non fosse troppo triste per essere vera sembrerebbe quasi una bizza ritorsiva, ma a danno dei soli detenuti: il giudice ordina di chiudere delle sezioni?

Questo facciamo e pazienza per chi ha avuto la disgrazia di abitarvi.

Ma l’unica vera e amara sorpresa è quella che giunge dagli uffici giudiziari ed è, al di là di ogni ragionevole riservatezza, quella di non rendere disponibili ai giornalisti - e quindi ai cittadini - gli atti e le informazioni su cui si è basata la decisione, chiamando in causa le ultime linee guida del Csm che vertono soprattutto sulla tutela reputazionale di chi è coinvolto nell’inchiesta.

Peccato però che, al momento, in quella su Sollicciano non ci siano persone indagate. E comunque ci sono buoni motivi perché il difficile equilibrio tra dovere di riservatezza e diritto di cronaca sia a favore di quest’ultimo. Anche se così scomodo da indurre a distogliere lo sguardo, come troppe volte è stato fatto, il carcere è un pezzo della città ed è un luogo in cui si esercita un servizio pubblico, al pari di un ospedale e di una scuola. E come tale ha bisogno di essere conosciuto, nel bene e nel male.

E che, al netto delle necessarie misure di sicurezza, ci sia un’osmosi continua tra dentro e fuori. A cominciare proprio dall’informazione. Senza contare che questa costituisce uno degli elementi essenziali perché lo scossone arrivato dal palazzo di giustizia possa davvero segnare una sorta di anno zero per Sollicciano, un punto di nuovo inizio che si misurerà innanzitutto su tempi e modalità con cui saranno gestite le nuove risorse finanziarie, comunque necessarie per assicurare una vita dignitosa a chi vi è recluso e a chi ci lavora tutti i giorni ed i prossimi, che non saranno in ogni caso pochi.