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di Carlo Casini

La Nazione, 30 gennaio 2026

Al 29enne deceduto erano stati diagnosticati problemi di droga e di natura psichiatrica. Il Garante: "Doveva essere curato". Tre deputati Pd presentano un’interrogazione a Nordio. "Il detenuto che si è tolto la vita aveva una doppia diagnosi di dipendenza da stupefacenti e problemi di fragilità mentale molto evidenti. Sono le classiche persone che mandiamo in carcere perché non sappiamo dove metterle. In realtà, non abbiamo altro tappeto sotto cui nascondere questa polvere sociale". Lo ha detto il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, parlando del detenuto 29enne morto in ospedale dopo aver tentato il suicidio nella sua cella.

"Il carcere di Sollicciano è ridotto male - ha osservato - ma in questa tragica circostanza il personale di custodia e quello sanitario hanno agito con tempestività e molta competenza. In una società perfetta, persone con tali problemi dovrebbero stare in strutture adeguate, dove oltre a essere contenute dovrebbero essere curate".

Intanto i deputati Pd, Federico Gianassi, Debora Serracchiani e Michela Di Biase hanno presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nel testo si chiede a Nordio "se sia a conoscenza delle specifiche condizioni di fragilità psichica e di tossicodipendenza del detenuto deceduto", e se sia a conoscenza "dei numeri relativi ai detenuti tossicodipendenti, da un lato, e con problemi psichiatrici, dall’altro e se ritenga accettabile la collocazione in istituti penitenziari come Sollicciano per tali persone". Per Gianassi la morte del detenuto "è l’ennesima tragedia annunciata dinanzi alla quale silenzio e latitanze non possono avere cittadinanza. Parliamo di una persona con gravi problemi di tossicodipendenza e fragilità psichica, che non avrebbe mai dovuto essere rinchiusa in un istituto sovraffollato e strutturalmente compromesso come Sollicciano, ma seguita in una struttura alternativa".

"Ancora un’altra tragedia a Sollicciano, un uomo che si è tolto la vita, un episodio drammatico che ci interpella come istituzioni e come comunità, ci stringiamo alla famiglia in questo momento di dolore. Fatti che non dovrebbero più accadere e che invece si ripetono troppo, troppo spesso", afferma l’assessore al welfare del Comune di Firenze Nicola Paulesu.

"È ormai sotto gli occhi di tutti come le condizioni strutturali del penitenziario fiorentino mostrino limiti difficili da ignorare - aggiunge -, soprattutto quando si tratta di persone che, per ragioni di salute o fragilità, hanno bisogno di cure e percorsi di presa in carico attenti e continui, condizioni che mettono in difficoltà anche chi lavora e opera all’interno del carcere". "Ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato e della società", ha commentato l’associazione di volontariato Pantagruel.