di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 10 dicembre 2024
Ha chiesto alle maestre come le sue figlie stessero apprendendo la matematica, se fossero brave in italiano, come se la cavassero in storia e geografia. E alla fine si sono commossi tutti - sia lui che le insegnanti. Una videochiamata speciale, quella tra una scuola fiorentina e il carcere Gozzini (comunemente chiamato Solliccianino), dove un detenuto, padre di quattro figli, ha potuto sperimentare, per la prima volta, il colloquio a distanza con gli insegnanti. “È stato particolare ma tutto sommato molto naturale - dice una delle maestre della scuola, che per ragioni di privacy viene tenuta anonima - il padre di questa bambina era estremamente cordiale nei nostri confronti, molto rispettoso, si percepiva che aveva consapevolezza delle potenzialità dei propri figli.
Durante quei minuti di colloquio attraverso uno schermo il padre si è dimostrato molto interessato a tutto quello che fanno i loro figli e a tutto quello che avrebbe potuto fare lui per contribuire al miglioramento del rendimento scolastico, ci ha chiesto come poter essere presente pur con tutti i limiti imposti dal regime carcerario”. E poi, naturalmente, il rammarico di non poter stare con i bambini come un padre normale: “Si è visto la sua tristezza per non partecipare alla vita quotidiana del figlio, ma si è notato in lui la grande volontà di partecipare a questa videochiamata per lui così importante”. Un’iniziativa al momento unica nel panorama fiorentino, quella andata in atto nei giorni scorsi da Solliccianino, messa in piedi grazie al lavoro dell’ufficio del garante dei detenuti, e delle associazioni di volontariato che operano nei penitenziari, prima fra tutte “Bambini senza sbarre”, che da molti anni lavora per dare sostegno psicopedagogico ai genitori detenuti e ai figli.
Un’iniziativa particolare che è stata messa in piedi anche grazie alla collaborazione della direzione del carcere, della polizia penitenziaria e dell’area educativa, oltre naturalmente all’istituto scolastico frequentato dai figli del recluso. “Non occorre sottolineare - spiega il garante dei detenuti Eros Cruccolini - quanto questa iniziativa sia importante per l’esercizio alla genitorialità del detenuto che, ai fini di un mantenimento dei rapporti sociali, primi fra tutti quelli familiari, non dovrebbe prescindere dalla partecipazione alla vita scolastica, anche allo scopo di attutire l’impatto psicologico che la propria condizione di recluso ha nei confronti dei propri figli”.










