di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 10 gennaio 2021
"Sollicciano non è il carcere delle torture, la maggior parte della polizia penitenziaria non è Torquemada, l'implacabile inquisitore spagnolo. Ma, sia chiaro, ogni poliziotto deve rispondere delle proprie condotte". È un uomo di esperienza Carmelo Cantone che, da reggente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di Toscana e Umbria e contemporaneamente provveditore del Dap di Lazio, Molise e Abruzzo, sovrintende 44 istituti di pena. È amareggiato per l'inchiesta che ha scosso il carcere fiorentino, ma è anche ottimista perché "esistono gli anticorpi all'interno della stessa amministrazione penitenziaria".
Un magistrato tenace, il pm Christine von Borries, l'ex direttore del carcere Fabio Prestipino e un gruppo di investigatori del Dap hanno sollevato il velo sui pestaggi che sarebbero avvenuti a Sollicciano tra il 2018 e il 2020. "Non posso parlare dell'inchiesta - dice Cantone - ma la sua evoluzione dimostra che all'interno dell'amministrazione penitenziaria abbiamo le risorse per intervenire, denunciare e correggere certe rotte". Siciliano di Catania, un passato a Firenze a capo, da titolare, del Dap toscano, conosce bene la realtà di Sollicciano.
Il carcere fiorentino ospita circa 700 detenuti, tra condannati e in attesa di giudizio per reati comuni; non ci sono reclusi per 41bis o per criminalità organizzata. Circa trecento, tra agenti e ispettori della polizia penitenziaria chiamati a gestire una popolazione carceraria che quasi il doppio di quella consentita.
"Senza dubbio esiste un problema di sovraffollamento, ma non è eccezionale - premette Cantone - la capienza ottimale è di 600 persone secondo quanto fissato dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo". Le problematiche sono anche altre. "Più del 50% dei detenuti è extracomunitario, con forti confidenze con la droga e problemi di disagio psichico. Indagati o condannati per spaccio o furti, ma soprattutto senza legami con la città - spiega il provveditore - Si tratta di detenuti mordi e fuggi, casi da sliding doors: gente che non ha una caratura di pericolosità sociale elevatissima, ma in un penitenziario rappresenta un significativo rischio. Non è detto, quindi, che il carcere sia il contenitore ideale".
Per questo il personale della Polizia penitenziaria, sotto organico, andrebbe potenziato. È sufficiente? "Bisogna puntare sulla formazione continua di agenti e ispettori, improntata all'equilibrio e alla lucidità nella gestione delle situazioni più complesse. Tutti i giorni, ogni poliziotto è impegnato a stroncare situazioni di tensione tra detenuti ricorrendo alla forza solo secondo le regole. Inoltre l'agente deve occuparsi anche di chi ha tentato di togliersi la vita, ha problemi di salute o vuole mettersi in contatto con la famiglia".
E poi annuncia: "A Sollicciano in primavera potrebbe arrivare il nuovo direttore: sono al via le procedure per l'assegnazione degli incarichi. Negli ultimi anni si sono avvicendati 4 dirigenti: colpa della legge che prevede incarichi triennali. Per il carcere fiorentino occorrerebbe mantenere la barra dritta per cinque anni".










