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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 11 gennaio 2026

L’ex cappellano critico. Le associazioni: situazione disumana, Gelato d’inverno, bollente d’estate: è la situazione del carcere di Sollicciano. Da anni viene denunciato lo stato disumano dell’istituto penitenziario fiorentino e senza alcun risultato. “Un carcere con celle a due gradi non è umano. Asl e Comune intervengano dichiarando inagibile Sollicciano”. Lo chiedono a gran voce vari attori del mondo carcere all’indomani delle notizie, pubblicate sul Corriere Fiorentino, delle condizioni drammatiche in cui versa il penitenziario fiorentino in questi giorni di gelo. “In alcune celle ci sono due gradi”, aveva denunciato nei giorni scorsi il sindacato Uil Pa degli agenti penitenziari. Eppure, dentro Sollicciano si continua a vivere. È pur vero che il carcere è responsabilità amministrativa del ministero della giustizia, “ma gli enti locali potrebbero svolgere un ruolo determinante”.

E qualche dubbio arriva anche sull’efficacia del tavolo istituzionale che si è riunito per la prima volta venerdì in Palazzo Vecchio: “Ne abbiamo visti tanti finora - dice l’ex cappellano di Sollicciano e attuale responsabile area carcere della diocesi, don Vincenzo Russo - ma non hanno mai risolto i problemi più urgenti di Sollicciano, che in queste condizioni non può avere una funzione rieducativa. Il carcere fiorentino ha problemi adesso, e vanno risolti con interventi più incisivi piuttosto che con tavoli che sembrano dichiarazioni d’intenti”. Russo si dice perplesso anche sul ruolo del garante comunale: “Troppo timide le sue parole nei confronti del ministero, dovrebbe intervenire sulla Procura perché le condizioni di tortura a cui sono esposti i reclusi non sono previste dalla Costituzione.

Mi sembra stia prevalendo la rassegnazione sulla denuncia”. Parole simili arrivano da Emilio Santoro dell’associazione Altrodiritto: “I pochissimi gradi in carcere sono una condizione di evidente invivibilità per cui si dovrebbe procedere subito allo svuotamento di Sollicciano, nessuno può vivere a quelle temperature. La situazione impone alla Asl e alla sindaca di intervenire con una ordinanza di sgombero”.

Ma non c’è soltanto il problema del freddo: “La settima sezione del carcere è senza luce e senza corrente elettrica da marzo”. E quello che è sconfortante, “è che ormai tra i reclusi non c’è più fiducia, perché sanno che ormai nessuno interverrà in tempi certi, sembrano ormai disposti ad accettare qualsiasi cosa”. “Il tavolo - aggiunge - purtroppo influisce poco o niente sulla situazione attuale perché quella dipende dal Dap e dal sottosegretario Delmastro, nei confronti dei quali il tavolo non avrà nessuna voce in capitolo visto che loro non sono presenti. Certo, bene che ci sia questo confronto, ma non risolve certo i drammatici e atavici problemi”. Anche Alessio Scandurra dell’associazione Antigone avanza richieste simili: “È ora che la sindaca di Firenze proponga l’emissione di un’ordinanza di sgombero visti i gravi rischi per la salute pubblica. La situazione del carcere di Sollicciano è nota da tempo, eppure tutti i soggetti responsabili continuano, contro ogni evidenza, a ritenere questa struttura adeguata a svolgere la sua funzione. È un carcere in cui le persone sono detenute in condizioni inumane e degradanti, cosa accertata in più occasioni anche dalla magistratura di sorveglianza, in cui anche le condizioni di lavoro del personale sono inaccettabili”.

Un appello alla sindaca arriva anche da Massimo Lensi dell’associazione Progetto Firenze e dal consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi: “Non pensiamo che la sindaca possa effettivamente chiudere Sollicciano, per i poteri che ha. Ma ha la possibilità di andare in quella direzione, verificando rapidamente - anche con le autorità sanitarie preposte - le condizioni all’interno della casa circondariale, procedendo a dichiarare l’inagibilità delle parti più esposte al freddo e a condizioni inumane. In Consiglio comunale avevamo già chiesto se c’era l’intenzione di seguire questa via, ma non è mai arrivata risposta”.