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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 10 gennaio 2026

Ma almeno 300 reclusi non hanno documenti. I percorsi di reinserimento dei detenuti che escono dal carcere dopo aver scontato la pena. È questo uno degli obiettivi definiti come prioritari dal tavolo istituzionale su Sollicciano, riunitosi per la prima volta ieri tra Comune di Firenze (promotore del progetto), direzione del carcere, Asl, Società della salute, garante dei detenuti. Un tavolo che si riunirà costantemente per non abbassare l’attenzione sulle tante criticità quotidiane del penitenziario fiorentino.

Il tasso di recidiva tra i reclusi è altissima, motivo per cui è importante lavorare sul progetto di reinserimento sociale, sanitario, professionale. “Focalizzeremo l’attenzione su questo” ha detto l’assessore al welfare Nicola Paulesu, puntando l’accendo sulla “continuità assistenziale da un punto di vista terapeutico” dato che molti detenuti presentano problematiche sanitarie, spesso di tipo psichiatrico. Ecco perché, ha aggiunto l’assessore, “lavoreremo per garantire più fluidità nel trasferimento delle informazioni sui detenuti dall’amministrazione penitenziaria ai servizi territoriali”. Informazioni che talvolta sono frammentate e certamente non aiutano nell’obiettivo del reinserimento delle persone.

Certo non sarà semplice favorire un percorso per tutti i detenuti in uscita, visto che a Sollicciano il 70% è straniero e la stragrande maggioranza di loro non ha il permesso di soggiorno, di fatto sono come fantasmi sul territorio. Sarebbero almeno 300 i reclusi sprovvisti dei documenti.

Altro fattore, non secondario, è il fatto che a Sollicciano, come evidenziato da Paulesu, “la qualità dei percorsi e dei progetti dipende anche dalla qualità dell’ambiente e all’interno di Sollicciano non ci sono più le condizioni, gli spazi, per realizzare alcuni percorsi progettuali”. La responsabilità di questo è soprattutto nella mancanza di investimenti da parte del ministero, dice il garante Giancarlo Parissi: “Le condizioni di vivibilità sono drammatiche da anni, occorrerà però dividere i problemi della struttura da quelli che sono i problemi che è possibile affrontare, penso appunto al tema delle dimissioni dal carcere e della continuità assistenziale, che sono quelli che metteremo al centro di questo tavolo. La denuncia delle condizioni interne e strutturali va fatta e continueremo a farla ma con la chiara consapevolezza che queste dipendono dal ministero”.

Per osservare più da vicino l’attuale situazione dei reparti detentivi, la commissione comunale del Pd ha avanzato, tre mesi fa, una richiesta al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Ma ancora non abbiamo ricevuto risposta” ha detto il presidente della commissione politiche sociali Edoardo Amato. Un plauso al nuovo tavolo arriva dall’associazione dei volontari Pantagruel: “È l’inizio di un percorso necessario, prima di tutto di conoscenza reciproca tra tutti i soggetti che operano all’interno e attorno al carcere” ha detto Stefano Cecconi, vicepresidente dell’associazione, che poi ha aggiunto: “Per arrivare in fondo servirà evitare ritiri e abbandoni, perché le criticità del carcere non si risolvono in poco tempo e non possono essere affrontate in modo intermittente”.