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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 26 dicembre 2025

Lo scorso anno la scelta di celebrare la messa del 25 dicembre alla comunità delle Piagge, quest’anno con i detenuti. Dopo aver celebrato la messa di Natale dell’anno scorso alla comunità delle Piagge, quest’anno l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha scelto il carcere di Sollicciano per celebrare la messa del 25 dicembre di fronte ai detenuti e agli agenti penitenziari. “Questo luogo difficile del carcere - ha detto l’arcivescovo - può cambiare se davvero ognuno cresce nella consapevolezza della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio, per la quale Gesù è nato, morto e risorto. La vera libertà consiste nel coraggio di mettersi al servizio gli uni degli altri nell’amore. Quando impariamo a rispettarci e ad amarci come Gesù ci rispetta e ci ama, possiamo diventare davvero capaci di compiere grandi cose ed essere per il mondo segni della speranza che non delude, di cui il mondo ha particolarmente bisogno oggi”.

Gambelli ha ricordato la lettera di un detenuto che ha ricevuto tempo fa. “Ha condiviso una preghiera da lui composta parafrasando un salmo della Bibbia: Fino a quando, Signore, dovrò pagare i miei errori? Fino a quando, Signore, dovrò soffrire per aver fatto soffrire? Come ci ha ricordato tante volte Papa Francesco - ha continuato Gambelli - Dio non si stanca mai di perdonarci. Se ci chiede di perdonarci gli uni gli altri fino a settanta volte sette, ciò significa che Lui per primo ci perdona così, ci ama di un amore gratuito, infinito ed eterno. Per questo possiamo confidare in Lui”.

Poi ha citato Papa Leone che nella Messa per il Giubileo dei detenuti ha parlato di questo coraggio necessario per non lasciarsi vincere dalla rassegnazione, dalla pigrizia, dall’indifferenza, dall’orgoglio o dall’egoismo: “Certo, il carcere è un ambiente difficile e anche i migliori propositi vi possono incontrare tanti ostacoli. Proprio per questo, però, non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con tenacia, coraggio e spirito di collaborazione. Sono molti, infatti, a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione”.