Corriere Fiorentino, 21 gennaio 2023
La senatrice in visita all’istituto penale minorile fiorentino: “Qui una grande sensibilità, disponibilità degli operatori e della direttrice”. “Si esce da queste realtà sempre una sensazione di angoscia, di tristezza, e soprattutto di senso di ingiustizia, perché poi in fondo in questi luoghi ci sono tutti coloro che già di per sé nascono sfortunati, che non hanno un futuro. E allora il sogno sarebbe quello di ridurre sempre di più la percentuale di ragazzi che devono essere reclusi in questi istituti, per dare loro una speranza”. Così la senatrice Sì Ilaria Cucchi al termine di una visita all’istituto penale minorile Michelucci di Firenze. “C’è da dire che abbiamo trovato una grande disponibilità da parte degli operatori e della direttrice - ha aggiunto - una grande sensibilità, una grande voglia di fare e di costruire qualcosa per per i loro ragazzi. Ecco, realtà come queste magari dovrebbero essere da esempio per altre nelle quali si vuol fare un po’ di meno”.
Oggi, ha sottolineato, “abbiamo fatto un’altra tappa di quello che è il nostro lungo viaggio all’interno delle carceri italiane, comprese le carceri minorili, e ovviamente quando si parla di carcere minorile è sempre molto complicato”. Cucchi ha spiegato di essersi “riproposta di fare è una vera e propria ispezione per capire le realtà carcerarie, le loro criticità ed anche cosa si può fare per migliorarle, quindi l’intenzione è quella di andare a vedere”, “per capire insieme come trovare la formula di rendere strutture come questa un qualcosa che possa veramente garantire un futuro” ai detenuti perché “non sempre si è in grado di farlo, e questo fa rabbia e dolore”. “Non per mancanza di volontà da parte di chi ci lavora - ha concluso -, ma per colpa di un sistema, per colpa delle istituzioni, per colpa, soprattutto di un problema culturale che continua a relegare le realtà delle carceri come se fossero una discarica sociale e basta”. “Molto spesso i detenuti sono considerati come degli animali. Ne so qualcosa per la fine che ha fatto mio fratello”.










