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primafirenze.it, 12 maggio 2022

La sentenza è un passo verso il riconoscimento delle prestazioni assistenziali ai lavoratori in regime di restrizione. La Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze con la collaborazione dell’Associazione L’Altro Diritto - Centro di ricerca su carcere, devianza, marginalità e governo delle migrazioni- ha patrocinato, per il tramite dell’Avvocato Maria Gabriella Del Rosso, alcune cause avverso l’Inps per far riconoscere ai detenuti il diritto alla Naspi per il periodo di inattività involontaria durante la restrizione, ottenendo piena vittoria da parte del Giudice di merito del Tribunale di Firenze.

Tale importante sentenza costituisce un ulteriore passo verso il riconoscimento delle prestazioni assistenziali, diritti costituzionalmente garantiti, ai lavoratori in regime di restrizione.

Dichiarazione di Elena Aiazzi della Segreteria della Segreteria Cgil di Firenze.

“Esprimiamo grande soddisfazione per questa sentenza anche grazie al lavoro del nostro Ufficio Vertenze ed al Patronato. Come affermato più volte nei principi espressi dalla Corte Costituzionale ai quali si ispira il nostro Ordinamento Giudiziario, il lavoro carcerario deve avere natura rieducativa e non afflittiva e la relativa organizzazione e regole giuridiche devono riflettere le normali condizioni del lavoro libero. Per noi lo Stato deve essere da esempio verso coloro che devono riacquisire la condizione di cittadino libero rispettoso delle leggi. Il lavoro carcerario e l’acquisizione delle relative competenze è fondamentale per agevolarne il reinserimento sociale. Come prevede la nostra Costituzione il lavoro deve essere tutelato in tutte le sue forme ed applicazioni ed in questo caso deve consentire al lavoratore ristretto di ottenere mezzi adeguati alle sue esigenze pur in condizione di restrizione”

“Questa decisione restituisce piena dignità al lavoro delle persone detenute, le quali, pur versando i contributi come tutti i lavoratori, si vedono negato il diritto alla Naspi dall’Inps. Da un lato l’ente previdenziale incassa i contributi assicurativi, dall’altro si rifiuta di elargire le relative prestazioni. Ci auguriamo che a partire da questa decisione, l’Inps e l’amministrazione penitenziaria prendano atto che si tratta di una pratica iniqua e discriminatoria. È tempo di adeguarsi alle norme e ai principi generali in materia di lavoro che, come ricordato dal giudice del lavoro, impongono di trattare il lavoro penitenziario con pari dignità”.

A tale proposito come ‘L’Altro Diritto’, CGIL Firenze e CGIL Nazionale, il prossimo 20 maggio presso il Polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, si terrà un’iniziativa seminariale volta ad approfondire le forme giuridiche del contratto di lavoro sempre nell’ottica di restituire dignità e trasparenza al lavoro carcerario