di Francesco Turchi
Il Tirreno, 4 marzo 2015
Ha eluso la sorveglianza mentre si trovava all'esterno della struttura ed è fuggito a piedi. Nel 1999 fa aveva ammazzato la madre a Prato.
Un internato dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, Alessandro Manca, è scappato nella mattinata di martedì 3. Secondo quanto si è appreso l'uomo, un matricida 45enne, si trovava all'esterno della struttura insieme ad alcuni operatori sociali, ha eluso la sorveglianza ed è fuggito a piedi, senza usare violenza. Le forze dell'ordine hanno immediatamente fatto scattare i controlli nella zona. Manca, il 18 maggio del 1999, uccise la propria madre, Franca Fenu, nella loro abitazione a Galciana, una frazione di Prato.
All'internato era stata concessa la fine della detenzione in comunità di recupero su ordinanza del magistrato di sorveglianza di Firenze. L'uomo sarebbe stato accompagnato da tre operatori sanitari in auto in municipio per attivare alla polizia municipale i moduli necessari per la libertà vigilata. A quel punto sarebbe stato lasciato solo in auto e sarebbe fuggito.
L'uomo è alto circa 1,70, ha i capelli neri corti, indossa un giubbotto, maglia chiara a maniche lunghe, jeans e scarpe da tennis. Le ricerche sono dirette dalla polizia penitenziaria assieme alle altre forze dell'ordine e si sono concentrate nella zona di Malmantile dove sarebbe stato visto da alcune persone. Nell'aprile dello scorso anno si era già allontanato dalla comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla (Massa). I carabinieri lo ritrovarono poi a Montecatini dopo alcuni accertamenti e in seguito a una segnalazione dell'Ufficio di sorveglianza di Firenze, che aveva ripristinato la misura detentiva dopo l'arbitrario allontanamento dalla struttura. Già nel 2004 era fuggito da una casa famiglia a Donoratico e fu ritrovato pochi giorni dopo in un fosso a San Vincenzo.
Il direttore dell'Opg, Antonella Tuoni, puntualizza: "Non si tratta di un'evasione, ma di un allontanamento. Perché la persona in questione era in "licenza finale esperimento": doveva raggiungere una comunità di recupero ed era stato assegnato agli operatori dell'Asl di Prato. Per disbrigare le pratiche burocratiche legate alla concessione della libertà vigilata, è stato accompagnato alla polizia municipale".
E mentre i suoi accompagnatori si trovavano all'interno dell'ufficio, lui è scappato: "Non è la prima volta, era già successo in passato , così come è accaduto altre volte con soggetti che hanno problemi di salute mentale. Questa persona aveva scontato la misura di sicurezza e il tribunale gli aveva concesso un periodo di prova in comunità, che può essere revocata. Ma non si tratta di una misura detentiva: semplicemente vengono fatti dei controlli saltuari dalle forze dell'ordine all'interno della comunità dove il soggetto è collocato".
Il direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario cerca di tranquillizzare la comunità: "Si tratta di un uomo che ha commesso un reato gravissimo all'interno delle mura domestiche e in occasione dei precedenti allontanamenti non ha mai commesso reati. Credo che non andrà molto lontano, è senza soldi e senza un posto dove andare".
Infine puntualizza: "L'accompagnamento in comunità viene sempre effettuato da operatori sociali, non lo facciamo noi perché trattandosi di una "licenza finale esperimento" non è più sotto il nostro controllo, almeno fino alla revoca del provvedimento".
Intanto l'avvocato Francesca Meucci di Prato, legale del matricida, spiega che "Alessandro non è pericoloso, è debole e inerme. Lo ritroveranno sicuramente a breve e non farà del male a nessuno. Come del resto è accaduto nelle altre occasioni in cui è fuggito.
Aveva da poco riallacciato i rapporti con i suoi familiari e voleva restare all'Opg invece di essere trasferito in una struttura, quella di Monte Grimano, che non riteneva idonea. Abbiamo impugnato l'ordinanza che lo riconosce socialmente pericoloso e di conseguenza proroga la misura di sicurezza, perché la perizia è stata sbrigativa e non esaustiva".
Secondo Meucci "Alessandro è uno schizofrenico paranoide e in questi anni è stato trattato in maniera non idonea, così come non è adatta la struttura che è stata individuata per ospitarlo. Siamo di fronte - conclude l'avvocato pratese - a una situazione molto complicata, ma non va fatta una "caccia al mostro".











