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di Alessio Gaggioli

Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024

Nella città in cui oramai tutto è preso è inevitabile il dramma della giovane Amira. Ci sono gli studenti che non trovano alloggi perché a Firenze, come racconta l’ultima ricerca sul mercato immobiliare, una stanza (letto, scrivania, finestra e armadio) costa 600 euro al mese, ci sono i lavoratori - in gran parte occupati nel mangificio - che schiacciati dai part time imposti dai titolari dei ristoranti guadagnano una miseria. Ci sono i residenti che scappano dal cuore di una città che non ha più cuore. E c’è Amira, una storia problematica alle spalle, ma esemplare della Firenze di oggi: avrebbe diritto agli arresti domiciliari dopo aver perso un bambino a Sollicciano, ma è da un anno che nessuno riesce a trovarle un posto fuori.

Nella città che “non lascia indietro nessuno” (uno degli slogan della campagna elettorale), una donna che ha avuto un aborto in carcere (e che in carcere non doveva starci) è costretta a restare in quell’inferno di cui in questi giorni siamo tornati a accorgerci perché la città che non lascia indietro nessuno è la città con uno dei penitenziari più disumani del Paese. Dove un ragazzo di 20 anni, con un anno di pena da scontare, si è tolto la vita dopo aver lasciato come fosse un testamento quel reclamo in cui chiedeva che si prendesse coscienza che a Sollicciano la detenzione è una tortura o quasi. Detto del carcere fiorentino che non regge più nemmeno i rattoppi fatti - malamente - negli anni, anche il fuori è desolante.

Difficile immaginare una svolta di fronte a ciò che pare ormai ineluttabile. Negli anni abbiamo assistito ad annunci-medaglie, leggi dalle buone intenzioni, ma senza la volontà politica di fare un tagliando dopo la loro messa in pratica. Perché poi, di fatto, il mangificio si è allargato a dismisura, resort ed hotel di lusso (gli ultimi casi, riportati da Repubblica Firenze, l’allargamento del Four Season’s o Palazzo Sassetti) hanno continuato ad aprire o cominciato i lavori, i negozi di vicinato spariscono minuto dopo minuto perché non ci sono i residenti, b&b e airbnb non hanno arrestato la loro marcia. È così che i costi degli affitti galoppano e il mercato delle compravendite (specie in centro dove ormai, appunto, tutto pare essere stato preso), rallenta. Passato l’effetto della sbornia dell’aver “respinto l’assalto della peggior destra neofascista di sempre” il nuovo (si vedrà quanto) corso targato Sara Funaro, così come la classe dirigente di questa città, dovranno dar seguito agli impegnativi annunci-slogan da campagna elettorale con visione, ingegno, coraggio e piani straordinari.

L’emergenza casa non la si risolve solo con la battaglia - tardiva - agli affitti turistici o con la legge Nardella anti airbnb se resisterà alla prova del Tar. Quella norma ha già creato distorsioni e se il tribunale non la casserà ci sarebbe da ragionare su come allargare lo stop al di fuori del centro storico e come controllare il rispetto delle regole. Funaro ha promesso di investire 100 milioni di euro per dare risposte a 12 mila cittadini, tra case popolari e social housing; vuole convincere l’Asl a non disfarsi dell’ex San Giovanni di Dio e terminare alla svelta la ristrutturazione di centinaia di alloggi popolari sfitti. Alla sindaca, oltre ai fondi, servono uomini e donne - anche in aziende partecipate come Casa spa - all’altezza dell’emergenza in cui si è ficcata la città. Il tempo è scaduto, purtroppo, l’altro ieri. Magari, intanto, Firenze potrebbe battere un colpo e trovare una casa ad Amira. Un primo - piccolissimo, ma significativo - passo.