sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Rossella Conte e Stefano Brogioni

La Nazione, 14 novembre 2025

Il giovane si è ucciso prima di finire in carcere dopo aver appreso la notizia dai suoi legali: avrebbe dovuto scontare altri 14 mesi di reclusione. Gli avvocati: “Si stava rimettendo in forma grazie a un personal trainer, la notizia lo ha travolto”. Un uomo di 32 anni, fiorentino, si è tolto la vita ieri mattina gettandosi dal tetto della propria abitazione, nella zona di Firenze sud, pochi istanti dopo che due avvocati erano andati a comunicargli l’arrivo dell’ordine di esecuzione del residuo della sua pena: un anno e due mesi di reclusione per una rapina. Una tragedia improvvisa, consumata in pochi minuti, che ha scosso profondamente il quartiere.

“Erano circa le 10.50 - racconta l’avvocato Carlo Giugno, difensore del giovane insieme alla collega Laura Pugi, ancora visibilmente scosso - abbiamo suonato al campanello e ci ha aperto lui. Abbiamo scambiato qualche parola, ci ha detto che aveva trovato un nuovo lavoro, che sarebbe iniziato con un periodo di prova, e che si stava rimettendo in forma grazie a un personal trainer. Sembrava sereno, tranquillo. Poi, con calma, gli abbiamo detto: “Siamo venuti per darti una notizia che mai avremmo voluto darti”. Ci ha guardati in silenzio, si è alzato, ha chiuso la porta e se n’è andato. Abbiamo pensato che fosse andato nell’altra stanza dal padre, ma poi abbiamo sentito le mandate. Quando gli abbiamo chiesto cosa stesse facendo, ha detto soltanto: “pensate a mio padre”.

L’uomo è salito rapidamente fino al tetto e si è lanciato nel vuoto. I due legali sono rimasti chiusi dentro l’appartamento. Una dinamica che i carabinieri hanno riscontrato con i loro accertamenti, durati tutta la giornata. L’avvocato Giugno, insieme alla collega, è poi rimasto a lungo davanti al cancello, sconvolto. Nel quartiere, dove la notizia si è diffusa in pochi minuti, l’atmosfera è rimasta sospesa, irreale. “Non ci possiamo credere - mormora una signora affacciata alla finestra - qui non succede mai niente”. “Una scena terribile - racconta un altro residente - abbiamo visto arrivare l’ambulanza, i carabinieri, poi ci siamo avvicinati e abbiamo capito cosa era successo”.

Il trentaduenne viveva con il padre, in un palazzo tranquillo e curato. Aveva avuto qualche guaio con la giustizia, ma nessuno, raccontano i vicini, avrebbe mai immaginato un gesto simile. “Era un ragazzo riservato, salutava poco ma non dava problemi”, dice un uomo che abita nello stesso stabile. I carabinieri hanno ascoltato a lungo i due avvocati, entrambi profondamente scossi. “Lo abbiamo visto allontanarsi e non è più tornato”, ha aggiunto l’avvocato Giugno, con la voce rotta dall’emozione. Il giovane aveva accumulato più condanne che adesso, per ordine del procura generale, che ha competenza sulle esecuzioni, doveva scontare a Sollicciano. L’ultima, finita anche sulle cronache, era arrivata per una rapina al supermercato, in cui aveva disarmato un vigilante e aveva minacciato i presenti con la pistola.

Pochi giorni fa, la condanna a tre anni e otto mesi era diventata definitiva. Si tratta di un reato “ostativo”, cioè che prevede, almeno per un periodo stabilito dalla legge, la detenzione carceraria. Tuttavia, in virtù di altre precedenti periodi trascorsi dietro le sbarre in misura cautelare, che nel linguaggio giudiziario vengono definiti “presofferto”, il residuo di pena rimasto era di un anno e undici mesi, ma che con le detrazioni previste dalla legge e un buon comportamento, avrebbe finito di scontare la pena dopo un anno e due mesi e magari avrebbe guadagnato ancora prima una detenzione alternativa al carcere.

I legali stavano lavorando a uno sconto di pena - Ma probabilmente, nella testa dell’uomo, questo calcolo è stato sorpassato dallo scoramento. Il suo gesto però ha colto tutti di sorpresa. E nessuno, a cominciare dai suoi legali, che stavano già lavorando affinché la pena potesse essere scontata anche in una forma alternativa a quella del carcere, pensava che potesse finire così. La salma del 32enne è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il sostituto procuratore di turno, Lucia D’Alessandro, deciderà sul da farsi. Tanti avvocati hanno manifestato vicinanza ai colleghi protagonisti, loro malgrado, di questo dramma.