di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 12 luglio 2024
“La salubrità e l’igiene sono i requisiti minimi di un carcere. Sollicciano non può restare così. Se si esercita solo un’attività di contenimento è assolutamente inutile”. A dirlo è la direttrice del carcere fiorentino, Antonella Tuoni, dopo il suicidio in cella del 20enne Fedi. Ieri i funerali del ragazzo. “Ho vissuto questo suicidio come direttrice del carcere e come madre, perché la vittima è un giovane di 20 anni. Vedendo quel corpo sul pavimento il mio pensiero è corso immediatamente a mio figlio, poco più grande. È innegabilmente una sconfitta, e direi un lutto per lo Stato, poiché le persone detenute sono affidate alla sua custodia”. Sono le parole della direttrice del carcere fiorentino di Sollicciano Antonella Tuoni a pochi giorni dal gesto estremo di Fedi, il ventenne tunisino che si è tolto la vita nella sua cella.
Direttrice, non crede che i suicidi siano anche la conseguenza delle drammatiche condizioni del carcere?
“Credo che i requisiti minimi di ogni carcere dovrebbero essere la salubrità e l’igiene degli spazi di vita delle persone detenute e dei lavoratori. Difficile indagare i motivi che inducono una persona a togliersi la vita. Ma prima ancora di interrogarsi sulle cause del suicidio di un ventenne in carcere ci dovremmo interrogare sulle cause della sua presenza in carcere”.
Quali sono i problemi più urgenti di Sollicciano?
“Quelli strutturali ed impiantistici. È da circa mezzo secolo, cioè dalla sua costruzione, peraltro già all’epoca molto chiacchierata, che Sollicciano non beneficia di interventi manutentivi che ne risolvano i problemi. Basti ascoltare ciò che ha detto il governatore toscano a margine della seduta straordinaria della giunta regionale”.
Ci sono sentenze di sconti di pena per le condizioni disumane del carcere: muffa, infiltrazioni, cimici, topi, acqua fredda. Come può avvenire la rieducazione in queste condizioni?
“Come ho già detto, condizioni minime indefettibili, per legge, sono spazi detentivi dignitosi e funzionali ai percorsi di reinserimento oltre, ovviamente, a personale parametrato alle persone detenute presenti. In assenza, si esercita solo un’attività di contenimento, molto lontana dal dettato costituzionale e assolutamente inutile, volendo ragionare in termini biecamente aziendalistici”.
Anni fa il ministero aveva stanziato 7 milioni per la ristrutturazione del carcere. A che punto sono i lavori? E perché alcuni si sono fermati?
“Questa è una domanda molto delicata che non andrebbe rivolta a chi dirige Sollicciano. Mi spiego. I lavori di straordinaria manutenzione non vengono appaltati dal direttore di Sollicciano, che ha un potere limitato di spesa, peraltro nemmeno diretto ma delegato: spende quanto gli viene assegnato dal provveditorato, ufficio regionale. I lavori di straordinaria manutenzione di cui lei mi chiede conto sono stati appaltati dal dipartimento nel 2020, all’indomani di una visita ispettiva che già allora certificava le pessime condizioni della struttura. Sono stati avviati al femminile, sempre nel 2020 ma ad inizio 2023, a seguito di una mia segnalazione, sono stati poi sospesi poiché le infiltrazioni meteoriche non erano state eliminate e da allora, per quanto mi è dato sapere, sono ancora sospesi. Con l’insediamento, quest’anno, del nuovo direttore generale dell’ufficio beni e servizi ed interventi in materia di edilizia penitenziaria, è stata avviata una nuova progettazione per i reparti maschili di cui non conosco però i tempi di esecuzione”.
C’è chi chiede che Sollicciano venga demolito e ricostruito. Lei che ne pensa?
“Credo che decisioni del genere, così importanti ed onerose per l’erario e conseguentemente per i cittadini che pagano le tasse, debbano essere adottate con il supporto di tecnici che facciano un’analisi di contesto ed un serio bilanciamento costi benefici e non sull’onda di pulsioni momentanee. Ad ogni buon conto, Sollicciano così come è non può più essere lasciato, non solo rispetto alle persone detenute ma anche a chi ci lavora, di cui in verità non si parla un granché”.
Perché solo una minima parte dei detenuti lavora?
“Le persone detenute che svolgono attività domestiche all’interno della struttura devono essere remunerate. Anche in questo caso chi dirige Sollicciano non può spendere quello che non ha, per cui lavorano tanti detenuti quanti io ne posso pagare in base ai fondi che mi vengono assegnati. Quanto ai lavori alle dipendenze di terzi privati, l’avvio di serie progettualità è ostacolato da una percentuale del 70% di persone straniere con tutte le problematiche correlate alla permanenza regolare in Italia”.
Il personale di sorveglianza è sufficiente? È a rischio la sicurezza?
“Dai dati a mia disposizione al 31 luglio, al netto degli arrivi e delle partenze dei poliziotti interessati dalla mobilità nazionale e dalle assunzioni, l’organico di Sollicciano sarà deficitario di 74 unità. Un deficit grave in una struttura particolarmente problematica che nonostante tutto ha retto, miracolosamente, all’onda d’urto della recente rivolta, il cui esito era tutt’altro che scontato, grazie soprattutto al personale di polizia penitenziaria intervenuto a cui deve andare tutto il nostro plauso”.











