di Raffaele Palumbo
Corriere Fiorentino, 17 giugno 2026
A Firenze, per indicare una situazione fin troppo chiara, su cui non c’è più niente da discutere, si usa un’espressione un po’ macabra: il morto è sulla bara. E sulla bara, di morti a Sollicciano ne abbiamo visti fin troppi. Ogni anno aggiorniamo il conto delle persone che di carcere muoiono. E allora giù editoriali, interviste indignate, prese di posizioni dure, annunci, diremo, faremo... E poi arriva il caldo e con il caldo le proteste e con le proteste le piogge che annunciano la fine dell’estate e tutto torna uguale. Di Sollicciano abbiamo letto e scritto tutto. Tutti hanno davanti la situazione inaccettabile da molti anni.
Nei rapporti di Antigone c’era tutto. Nelle relazioni annuali del Garante per i detenuti c’era tutto. Nelle testimonianze dei volontari dell’associazione Pantagruel, negli esposti presentati dai detenuti, nei report di Altrodiritto, nelle denunce dei sindacati, c’era già tutto. Suicidi, tentativi di suicidi, autolesionismo, scioperi della fame e della sete, un enorme problema di salute mentale, un altro di tossicodipendenza capace di arrivare all’80% dei detenuti.
E poi muffa, parassiti, umidità, scarichi dei water o dei lavandini non funzionanti, condizioni igienico sanitario non contemplabili in Italia oggi. Per i reclusi e per tutti coloro che a Sollicciano di ci lavorano, compresa la tutela della loro salute e della loro sicurezza. Cronico il sovraffollamento: dati ministeriali parlano di 576 detenuti, su una capienza di 502 a cui mancano 136 posti perché non disponibili.










