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di Simone Innocenti

Corriere Fiorentino, 13 maggio 2023

Il cantante si è esibito davanti ai detenuti: “Ragazzacci ora cantate insieme a me”. È proprio il caso di dire “Ragazzacci”, afferma Piero Pelù appena agguanta il microfono e si piazza di fronte al palco del teatro del carcere di Sollicciano. Mezz’ora di canzoni: Piero alla voce e Finaz alla chitarra. Mezz’ora tiratissima di fronte a un centinaio di spettatori, tra detenute e detenuti.

E sotto lo sguardo attento e complice di Antonella Tuoni, direttrice di Sollicciano, che a fine concerto commenta: “È stato emozionante, una giornata di festa per i detenuti e per il personale di sorveglianza. La musica è un collante universale”.

La musica di Pelù, in questo caso. Che attraverso sei canzoni - Io ci sarò, Gigante, Musica Libera, Regina di cuori, El diablo e Panam - invade chiunque sia lì davanti, con un ritmo coinvolgente. Pelù, che ha già suonato nelle carceri di Pistoia e di Massa Marittima, sembra dare il meglio di sé. “La musica crea qualcosa che lega tutti”, dice a fine esibizione.

Durante la performance, Pelù si muove, balla, dialoga con il pubblico, come se fosse su un palco qualunque. Anche se qualcosa di diverso c’è: “Ragazzi, suonare alle 11 del mattino è un problema”, dice. Poi invita i detenuti a chiedere cosa vogliono in carcere: una donna spiega che le piacerebbe “avere lezioni di canto” mentre un uomo chiede “il calcio”. Poi riprende a suonare e prende per la mano la direttrice del carcere, facendole fare il giro del teatro al suono della chitarra. Fa così “visto che non mi posso “scapezzolare”“, spiega divertito.

E a fine concerto accade qualcosa di proibito e di bello: due detenuti - un uomo e una donna - si baciano. E gli altri applaudono. Pelù lo saprà in un secondo momento: “Non me ne sono accorto, ma so che è accaduto: è una cosa bellissima”. Sono piccole schegge di umanità dentro un mondo fatto, molto spesso, di violenza. Perché in sala ci sono persone che scontano una condanna per vari tipi di reato: ricettazioni, truffe, rapine, scippi, omicidi.

A fine concerto i detenuti regalano a Pelù una specie di trofeo fatto con la carta: “Bellissimo”, commenta il rocker che poco prima sul palco aveva detto: “Bisogna pensare alle cose positive e darsi altre possibilità”. Il pubblico di Sollicciano - agenti della polizia penitenziaria compresi - per quasi un’ora sembrano dimenticare tutto: molti di loro cantano, i piedi ritmano la musica, gli applausi scrosciano in maniera spasmodica.

A fine concerto Pelù dice: “La situazione dei penitenziari, come quella degli ospedali e della nostra scuola pubblica ci impone di stanziare più soldi possibili del Pnrr per aumentare sensibilmente il personale in tutte queste strutture, e per migliorare le condizioni di studenti, pazienti, detenuti e detenute nonché insegnanti, medici e personale penitenziario, perché anche da loro dipende la qualità della società italiana futura”.