di Luca Serranò
La Repubblica, 1 febbraio 2026
L’allarme della presidente reggente di Firenze, Isabella Mariani, nella relazione diffusa durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Ove non si provvedesse in tempi rapidi al rifacimento del manto esterno per impedire le ormai copiose infiltrazioni di acqua e il totale integrale eradicamento degli insetti, non resterebbe che la definitiva chiusura dell’istituto e il trasferimento degli oltre 500 detenuti in altre strutture ove garantire il rispetto degli standard minimi di vivibilità”. È un allarme senza precedenti quello lanciato sul carcere di Sollicciano dalla presidente reggente della Corte d’Appello di Firenze, Isabella Mariani, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel carcere fiorentino, si ricorda nella relazione, continuano a susseguirsi suicidi (solo pochi giorni fa si era tolto la vita un cittadino marocchino), atti di autolesionismo e violenze, tutto in un contesto di abbandono e degrado.
“Tale condizione rende la detenzione nel carcere cittadino particolarmente gravosa se non, in casi sempre più frequenti, decisamente contraria al principio di umanità della pena - si legge ancora - Permane infine del tutto disattesa la volontà della legge laddove intende assicurare a tutti i detenuti bagni connessi alle camere detentive muniti di acqua calda corrente e doccia. Mancano infine del tutto spazi per la formazione e per il lavoro e manca una seria politica d’integrazione per le oltre 40 etnie presenti nell’istituto”.
Drammatico anche il dato dei detenuti che nel periodo preso in esame nella relazione (dal luglio 2024 alla fine del giugno 2025) si sono tolti la vita, non solo a Firenze: “Il disagio tende a moltiplicare le situazioni di quotidiana conflittualità come dimostrato in primo luogo l’alto numero dei suicidi (8 detenuti) che hanno riguardato le carceri di Sollicciano (3), di Prato (3) e di Livorno (1) ma anche un agente di Polizia penitenziaria (Porto Azzurro) e un detenuto in permesso premio di Gorgona”. In crescita, inoltre, i casi di autolesionismo, 474 contro i 386 registrati nella precedente rilevazione (che già aveva segnato un aumento esponenziale).
L’analisi si concentra infine sulle disastrose condizioni di vita del carcere La Dogaia di Prato, teatro di una perquisizione senza precedenti nelle scorse settimane durante la quale erano saltati fuori cellulari, armi e droga, e dove continuano a emergere denunce di violenze tra detenuti e anche abusi sessuali. “L’istituto è afflitto da un sovraffollamento significativo, è stato oggetto di una violenta manifestazione il 27 luglio 2024 e, sebbene fuori del periodo, recentemente di una rivolta. In questo ultimo caso l’evento scatenante è stata la recente inchiesta della procura di Prato circa il ritrovamento di numerosi telefoni cellulari e quantitativi di stupefacente, e, infine, alcuni casi di stupro e torture che sarebbero avvenuti all’interno delle sezioni ad opera di alcuni detenuti, nonché una evasione che vede coinvolti anche alcuni agenti della polizia penitenziaria”. I motivi “del malessere generale”, conclude Mariani, “sono anche imputabili alla mancanza di un direttore stabile, alle carenze “trattamentali” dell’istituto ed alla scarsità delle risorse”.









