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di Antonella Mollica e Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 15 luglio 2026

Dopo una settimana è stato trasferito a Casa Caciolle. Era stato arrestato per un furto di vestiti in un’auto. È uscito dal carcere di Sollicciano così come era entrato. Con il sorriso stampato sul volto e gli occhi vivaci di sempre, in barba ai suoi 87 anni e ai 40 gradi che non danno tregua. Si è conclusa dopo meno di una settimana la disavventura di Giuseppe, l’anziano che viveva nell’albergo popolare e che è finito in cella per una sentenza diventata definitiva dopo il furto su una macchina. Grazie all’associazione per i diritti dei detenuti Pantagruel e al presidente della Madonnina del Grappa, don Vincenzo Russo, ora ha un posto dove andare. È Casa Caciolle, una struttura per detenuti semiliberi nel quartiere di Rifredi. Ieri pomeriggio è uscito da Sollicciano.

“La reclusione di una persona con 87 anni sulle spalle rappresenta un cortocircuito etico e giuridico che contrasta con i principi della nostra Costituzione” ha detto don Russo che è stato a lungo cappellano di Sollicciano. Durante questi giorni in una cella del reparto clinico - ha raccontato l’uomo - ha fatto fatica anche a mangiare. È senza denti e non riesce ad ingerire cibi solidi. Per quanto in tanti si siano dati da fare per alleviare le difficoltà della detenzione le sue condizioni di salute sono difficilmente compatibili con il regime carcerario.

“Con le fragilità di una persona anziana la cella è una forma di punizione estremamente sproporzionata e incompatibile - dice don Russo - Come si fa a parlare di rieducazione e di reinserimento sociale per una persona così anziana? Tutto perde di significato e si riduce a mera sanzione afflittiva. Oltre una certa età la pena deve essere scontata esclusivamente in regime di cura o assistenza fuori dal carcere per evitare che la giustizia si trasformi in accanimento”.

La storia incredibile di Giuseppe, napoletano classe 1939, parte da lontano. È solo, da molti anni a Firenze, non ha famiglia e vive di espedienti. Di notte lo aspetta un posto letto all’albergo popolare. In passato è stato già condannato per furto, nel settembre 2024 viene arrestato in flagranza dopo aver rotto il finestrino di un’auto per rubare una borsa (che conteneva solo abiti da lavoro, peraltro). Processato per direttissima viene condannato ad un anno. “Vabbè - le sue parole rassegnate all’avvocato - non è la prima volta che finisco in carcere, non è il posto peggiore dove posso stare, alla fine lì c’è un letto e mi danno anche da mangiare”.

La condanna resta lì silente, fino a quando diventa definitiva. L’avvocato Carboncini si attiva per cercare un posto per la detenzione domiciliare ma all’albergo popolare non si può, altre strutture non sono disponibili per persone anziane che hanno bisogno di assistenza. Entrano in gioco i servizi sociali del Comune, viene nominato un amministratore di sostegno, si trova una Rsa privata a Castelfiorentino disponibile ad ospitarlo (la retta a spese del Comune) ma lui non vuole andare. Non ha capito che l’alternativa è il carcere. Quando l’avvocato riesce a convincerlo il posto nella Rsa non è più disponibile. A quel punto è troppo tardi per evitare che la giustizia, implacabile, faccia il suo corso. E per Giuseppe si aprono le porte di Sollicciano.