La Nazione, 16 aprile 2015
"C'è mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo".
Una lettera scritta da alcune associazioni di volontariato che operano nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino) esprime la contrarietà di queste associazioni verso la decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell'Opg di Montelupo all'interno del Gozzini. A firmarla sono Pantagruel, L'Altro Diritto, Associazione volontariato penitenziario, Gruppo carcere delle Piagge, Associazione Il Muretto, Alessandro Santoro (volontario penitenziario) e Coordinamento chiese evangeliche per le persone detenute di Firenze.
"Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata - si legge nella lettera - con celle aperte tutto il giorno, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali, sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.
La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l'impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi. La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli Opg, prevede l'inserimento degli internati psichiatrici in strutture (Rems) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.
Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi Opg da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo. Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell'ospedale Meyer.
Cgil: internati Opg non vadano a Solliccianino
Sul futuro degli internati dell'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino, la Cgil esprime "preoccupazione e forte perplessità per la soluzione individuata dalla Regione" perché "anziché' risolvere un problema si rischia seriamente di crearne due". Se la legge Marino impone la chiusura delle strutture, la gestione degli ex internati, ricorda il sindacato, è demandata alla Regione Toscana e al Servizio sanitario nazionale. La Regione quindi, per quei pazienti in situazione di maggiore gravità, non dimissibili, ha optato per l'ala dedicata alla detenzione attenuata del Mario Gozzini, più noto come carcere di Solliccianino.
Una scelta contestata dai detenuti -preoccupati di dover tornare, almeno parte di loro, nelle carceri ordinarie per far posto agli internati gravi- e dal sindacato che rintraccia "l'evidente rischio di compromettere una esperienza di rilevante valore sociale e civile come quella della custodia attenuata prevista all'istituto Gozzini. Una struttura, quella di Solliccianino, impegnata sin al 1989 nella realizzazione di interventi terapeutici e psico-socio-educativi a favore di una parte della popolazione detenuta. Un fiore all'occhiello nel settore del trattamento riabilitativo e del reinserimento sociale, così come previsto dalla Costituzione".
Per la Fp-Cgil, inoltre, altro fondamentale elemento di preoccupazione sta proprio nella legge Marino, che ha disponendo la chiusura degli Opg, ha escluso che le Rems, strutture residenziali socio-sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza, siano collocate all'interno di strutture penitenziarie come è appunto l'istituto Mario Gozzini. "Si disattendono in tal modo- sottolinea il sindacato- il senso e le finalità della legge che ha voluto separare il trattamento sanitario, pur in situazione di custodia e di sicurezza, dalla condizione detentiva".
Infine, conclude la Cgil, i lavoratori "che non sono solo dipendenti pubblici, ma anche quelli che lavorano per i servizi esternalizzati, hanno diritto di sapere quale sarà il loro destino lavorativo e come dovranno organizzarsi con le loro famiglie. In questi anni si è costituito un patrimonio di professionalità che non può essere disperso o dequalificato".










