Di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 settembre 2026
Al settimo mese di gravidanza, una ragazza di diciannove anni ha lasciato Sollicciano ed è stata portata a Torino. Straniera, era finita in cella dopo un fermo per tentato furto d’auto in Versilia. Martedì scorso è arrivato il trasferimento all’Icam piemontese, l’istituto a custodia attenuata per detenute madri: le condizioni del carcere fiorentino sono state ritenute incompatibili con la gravidanza. È lo stesso carcere in cui il gip Alessandro Moneti, con il decreto firmato il 28 maggio, ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni maschili per violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La Toscana non ha mai realizzato la struttura per le situazioni emergenziali prevista da un protocollo regionale.
Risultato: per mettere al riparo una gestante, lo Stato ha dovuto cercare un posto fuori regione. Di certo c’è il quadro normativo cambiato con la legge 80 del 2025, il cosiddetto decreto sicurezza, che ha reso facoltativo quel rinvio per le donne incinte e per le madri di bambini sotto l’anno. Gli effetti si leggono nelle tabelle del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al 31 agosto 2026 nelle carceri italiane c’erano 32 madri con 37 figli al seguito: 18 italiane con 20 bambini, 14 straniere con 17. Il carico più pesante sta a Lauro, in provincia di Avellino, dove si contano 15 madri e 18 bambini, contro le 4 madri e i 6 figli dell’agosto precedente. Dei 37 piccoli, 31 vivono negli Icam. Gli altri sei stanno in carceri ordinarie: due a Rebibbia femminile, due a Castrovillari, uno a Bollate, uno a Messina. La Toscana nella tabella non compare: a fine agosto nessun suo istituto ospitava madri con bambini, e una struttura dedicata non esiste.
Sollicciano, intanto, resta quello che il decreto di sequestro descrive pagina dopo pagina. Infiltrazioni, muffa, cimici, fili elettrici scoperti. Il reparto femminile si sviluppa su due piani, con una “capienza ottimale di 60 detenute”. Secondo l’annotazione del comandante della polizia penitenziaria del 9 marzo 2026, riportata nel provvedimento, 97 camere su 358 erano inagibili, la capienza regolamentare scendeva a 366 posti e la conta del giorno segnava 581 presenti. I dati ministeriali elaborati dal monitoraggio di Marco Dalla Stella, aggiornati al 14 settembre, dicono che nell’istituto fiorentino ci sono 444 detenuti a fronte di 269 posti realmente disponibili, perché 225 dei 494 posti regolamentari sono inutilizzabili. Il tasso di affollamento arriva al 165 per cento, contro una media nazionale del 142. Il Dap, in una nota del 4 dicembre 2025 richiamata dal gip, stimava in circa 55 mesi il tempo necessario, dall’affidamento della progettazione alla fine dei lavori sui padiglioni giudiziario e penale.
La palazzina mai aperta di via Fanfani - Eppure, un Icam fiorentino, sulla carta, esiste da sedici anni. Il 27 gennaio 2010 Regione Toscana, amministrazione penitenziaria, Tribunale di sorveglianza di Firenze, Istituto degli Innocenti e Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa firmano un protocollo d’intesa. Con la delibera regionale 54 del 6 febbraio 2012 arrivano i primi 400mila euro. L’8 ottobre 2013 se ne aggiungono 221mila per l’adeguamento antisismico. La Società della Salute di Firenze diventa il soggetto attuatore, e nel 2013 viene affidata la progettazione. Poi comincia la stagione delle date. Si parla di fine lavori nei primi mesi del 2015, e non succede nulla. Il 31 marzo 2016 viene indetta la gara, aggiudicata il 21 luglio alla Tekna Edilizia. Il 25 agosto dello stesso anno il Dap, in un comunicato, stima la conclusione del cantiere entro dicembre. Anche questa scadenza salta.
Nel giugno 2022 tocca a Sara Funaro, allora assessora comunale e presidente della Società della Salute: progettazione esecutiva entro giugno, gara in estate, lavori al via entro settembre. Negli stessi giorni Regione e Comune presentano il piano parallelo, un progetto sperimentale di case famiglia per tre nuclei madre-bambino, finanziato con il fondo statale per le case famiglia protette. L’assessora regionale Serena Spinelli lo presenta così: “Bambini e bambine in carcere non ci devono stare”. Ne escono un albo per le strutture di accoglienza e una determina dirigenziale. Ma rimane tutto sulla carta. A settembre 2023 la Asl Toscana Centro rilancia, con gara entro novembre e lavori entro il primo semestre 2024. Nel frattempo la palazzina finisce tra erbacce e muffa. Nel dicembre 2024 il Consiglio comunale approva un ordine del giorno che impegna la giunta a relazionare su quanto fatto per la genitorialità detenuta e sui fondi usati. Quelle relazioni, segnala nel 2025 Sinistra Progetto Comune, non sono arrivate, e in commissione Palagi finisce per definire l’Icam anacronistico. Il Garante regionale Giuseppe Fanfani, nel maggio 2025, ha criticato lo stesso modello Icam per costi sproporzionati e problemi di coordinamento legislativo. Posizioni diverse, stesso risultato. Altrove le case famiglia protette esistono e lavorano, come la Casa di Leda a Roma e la struttura dell’associazione Ciao a Milano. Ma sono pochissime. A Firenze l’albo aperto nel 2023 è rimasto disponibile fino al 31 dicembre 2025. A settembre 2026 nessun atto pubblico documenta l’apertura del cantiere in via Fanfani.
Resta il conto. Almeno 621mila euro stanziati, un protocollo, delibere, una gara aggiudicata, una mozione approvata, un progetto di case-famiglia. E una diciannovenne incinta mandata in Piemonte perché, a Firenze, per lei non c’era un letto sicuro.









