di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 17 giugno 2026
Da Altrodiritto a Pantagruel, la soddisfazione (e i dubbi) di chi da anni denuncia. Se metà del carcere di Sollicciano verrà chiuso, il merito è di chi, in tutti questi anni, non ha mai smesso di denunciarne le condizioni inaccettabili. Lo rivendicano a gran voce le persone e le associazioni che vivono il carcere ogni giorno e hanno portato sotto i riflettori il degrado delle celle fra topi, cimici e allagamenti. E poi il sovraffollamento, la carenza di agenti, quella di educatori. E la mancanza di lavoro tra i reclusi, la massiccia presenza di detenuti con disagio psichico, le cui condizioni risultano spesso incompatibili col regime carcerario.
Un merito importante lo ha sicuramente avuto l’associazione Altrodiritto, che ha assistito circa ducento detenuti in altrettanti ricorsi alla Procura per le condizioni “inumane e degradanti” di Sollicciano. “Accogliamo con soddisfazione la notizia del tribunale perché ci dice che il lavoro svolto in questi due anni ha finalmente prodotto un risultato capace di incidere concretamente sulla vita delle persone recluse a Sollicciano” dice Emilio Santoro dell’associazione Altrodiritto, secondo cui, però, resta il nodo del trasferimento. “Rimane da capire dove verranno collocate queste persone, considerata la situazione di grave sovraffollamento che caratterizza il sistema penitenziario. Il rischio è che vengano semplicemente trasferite in altri istituti, finendo comunque per subire condizioni inadeguate proprio a causa del sovraffollamento. È difficile immaginare che esistano molte carceri in Italia in grado di garantire a ciascun detenuto i tre metri quadrati di spazio libero previsti dagli standard minimi di legge”.
E infatti non esistono. O meglio, sono pochissime le carceri italiane dove il sovraffollamento non sia incisivo. Una preoccupazione anche per l’associazione Pantagruel: “Lo sfollamento verso altre strutture rischia di sradicare ulteriormente queste persone dai loro percorsi di reinserimento e dai legami territoriali e familiari, oltre a sovraccaricare altri istituti già al collasso”. Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Fp penitenziari, chiede che a pagare non sia adesso la direttrice Valeria Vitrani, come accaduto con l’ex direttrice Antonella
Tuoni, che fu sanzionata dal Dap a causa del degrado di Sollicciano, sanzione poi annullata dopo il ricorso al Tar con tanto di risarcimento del ministero a Tuoni: “È bene sottolinearlo: le responsabilità sono del Dap, non certo della direttrice di turno”. Anche l’associazione Antigone denuncia da anni le condizioni di Sollicciano e delle altre carceri italiane, e ora, dice, è arrivato il momento “di provvedimenti legislativi urgenti per consentire almeno alle diecimila persone che sono verso fine pena di poter accedere a misure alternative alla detenzione”.
Sul trasferimento dei detenuti, lancia l’allarme anche il segretario nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, Francesco Oliviero: “Sarà una fase complessa per il personale, chiamato a gestire il trasferimento dei detenuti in un momento già gravato da una carenza di organico cronica, è necessario che i trasferimenti avvengano verso istituti fuori regione, poiché il sistema penitenziario toscano ha ormai raggiunto livelli di sovraffollamento non più sostenibili”. L’ex cappellano don Vincenzo Russo invece punta il dito verso l’amministrazione: “La Procura ha sopperito alle inadempienze del Dap. Il grido dei detenuti di Sollicciano è rimasto inascoltato per anni”.










