di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Così i detenuti non possono uscire di carcere”. L’allarme degli avvocati: La carenza provocata anche dalle nuove regole del “codice rosso” che hanno esteso e facilitato l’uso dei dispositivi di controllo hi tech su chi minaccia le donne. I braccialetti elettronici non bastano per tutti. E così accade, raccontano avvocati tra Prato e Firenze, che un condannato debba restare in cella, anche dopo una decisione del giudice che gli permette di passare dal carcere ai domiciliari. A volte vi rimane per giorni. A volte settimane. “Ho una persona, ad esempio, che aspetta dal 16 dicembre. Virtualmente è scarcerato, ma ancora non è stato messo a disposizione il braccialetto elettronico per lui - spiega l’avvocato Federico Febbo, presidente dell’Unione delle Camere Penali di Prato. Ci è stato detto che bisogna attendere se ne liberi uno, fino ad allora lui il mio assistito deve rimanere nel penitenziario”.
Alcuni anni fa questo problema era stato da campanello rosso. Poi, grazie all’intervento di alcune aziende produttrici private, la situazione era in parte migliorata. Adesso si sta riproponendo. Il motivo sembra essere legato anche alla nuova normativa del codice rosso, entrato in vigore a fine settembre. E che spinge a un maggiore uso. Per contrastare la violenza di genere, i maltrattamenti domestici e casi di stalking, sono state rafforzate le misure di prevenzione per le donne. È stato introdotto ad esempio l’obbligo per il pm di ascoltare entro tre giorni la vittima dal momento della denuncia, sono stati allungati i tempi per sporgere la stessa denuncia. Ed è stata introdotta la possibilità per il giudice di disporre il braccialetto elettronico per garantire un divieto di avvicinamento.
La mancanza dei braccialetti accentua anche il problema del sovraffollamento nei penitenziari. Gli istituti sono spesso pieni, deteriorati, con situazioni critiche di abitabilità. Al carcere di Sollicciano a Firenze ad esempio ogni anno decine di detenuti presentano istanze al tribunale chiedendo sconti di pena, viste le condizioni in cui devono vivere. “Sui braccialetti c’è anche un problema di trasparenza, perché non vengono forniti numeri certi di quanti sono quelli nel Paese - dice Perla Allegri, dell’osservatorio nazionale dell’associazione Antigone (che si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale) -. Eppure ci sono stati bandi da milioni di euro per la loro produzione. Aiuterebbero a risolvere questioni di sovraffollamento delle carceri, per la quale l’Italia è già stata condannata nel 2013, e di sicurezza pubblica. Con il nuovo codice rosso il tema sta riemergendo”.
L’avvocato Gabriele Terranova, membro dell’Osservatorio carcere dell’Unione delle camere penali italiane, spiega: “Ora che si incentiva l’uso del braccialetto, forse serviranno dotazioni maggiori. Il sistema dei controlli però dovrebbe dotarsi anche di strumenti alternativi e digitali. Le possibili - prosegue - sono molteplici: dall’introduzione di applicazioni specifiche sugli smartphone, all’installazione di webcam nelle case di chi riceve la misura. La tecnologia offre molte soluzioni, anche gestibili economicamente”.










