di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 16 luglio 2026
Madonnina del Grappa, parla l’87 enne che era recluso. Cammina claudicante e appena può si mette a sedere sul divano in pelle marrone di Casa Caciolle, la struttura di Rifredi, gestita dalla Madonnina del Grappa che ospita i detenuti in semilibertà. Giuseppe De Rosa, 87 anni, nell’ultima settimana ha vissuto a Sollicciano, nonostante l’età e nonostante i suoi problemi di salute dopo che è diventata definitiva una condanna. Ha una maglietta bianca e azzurra a righe, i pantaloni corti e un paio di mocassini di fortuna di due numeri più grandi del suo 41. Non soltanto cammina con difficoltà ma ha problemi a mangiare cibi solidi, sia perché non ha denti, sia perché ha criticità nella deglutizione. Parla napoletano strettissimo, non è semplice riuscire a capire quello che dice. Sicuramente è molto felice di essere qui: “Finalmente un luogo normale, un posto fresco, non come quell’inferno che ho vissuto a Sollicciano. Meglio finire qui la vita che lì”.
Era arrivato nel penitenziario fiorentino per una condanna definitiva di un anno, in seguito a un furto di vestiti in una macchina, commesso due anni fa. Una vita randagia, quella di Giuseppe. “Sono cresciuto a Napoli Gianturco, un quartiere difficile, una famiglia povera”. Il signor Giuseppe adesso sorride scoprendo le gengive ma se ripensa alla sua vita, diventa serio: “È stata una vita ai margini della società. Non sono mai andato a scuola, la mia famiglia era povera, non so né leggere né scrivere. Ho una sorella che ha quattro figli ma non li vedo mai”.
Diversi decenni fa, ha preso un treno ed è venuto a Firenze. Ed è cominciata la sua vita di espedienti. “La mia specialità è sempre stata quella di rubare dentro le automobili parcheggiate. Non rompevo i finestrini, ma attraverso dei ferri riuscivo ad aprire la portiera”. Per questo è finito più volte a Sollicciano. “Posso dire che ormai il carcere fiorentino lo conosco bene ma non l’avevo mai trovato nelle condizioni in cui si trova adesso, soprattutto per il caldo di questi giorni che sembra quello dell’inferno”.
Insieme a lui, ieri pomeriggio negli spaziosi locali di Casa Caciolle, c’era anche il presidente della Madonnina del Grappa, nonché ex cappellano di Sollicciano, don Vincenzo Russo che ha preso a cuore l’uomo: “La permanenza qui, nella struttura di Casa Caciolle, non può che essere provvisoria perché l’uomo è molto anziano ed ha fragilità importanti”. Ecco perché, proprio dalla Madonnina del Grappa, stanno adesso pensando al trasferimento nella Rsa Le Casette, sempre a Rifredi.










