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quotidianomolise.com, 29 marzo 2021


Il progetto "Scienza oltre le sbarre" nasce dalla collaborazione tra il Museo Galileo, il Politecnico di Torino e gli insegnanti ed educatori della Casa di Reclusione di Volterra e della Casa Circondariale di Firenze Sollicciano. Il potenziamento e l'integrazione delle attività relative a cultura e comunicazione costituisce un elemento importante nella strategia di terza missione degli Atenei, al fine di rendere più efficace il loro ruolo di comunità accademica che co-evolve con la società intera. Allo stesso tempo è sempre più presente nelle istituzioni museali la riflessione sul loro compito e sul loro impatto sociale; i musei hanno il dovere di sperimentare iniziative sociali come costruttori di fiducia e di condivisione.

Con queste considerazioni in mente abbiamo pensato di sviluppare attività didattiche rivolte alle persone recluse di differenti età e di diverso grado di scolarità, con la consapevolezza che il contesto carcerario è uno dei più delicati e complessi in cui concretizzare l'offerta formativa, ma anche uno dei più stimolanti per chi si vuole mettere in gioco ed accettare la sfida.

Ciascun Istituto penitenziario ha corsi di Istruzione pubblica che in qualche modo dovevamo affiancare; l'offerta formativa, infatti, spazia da corsi di alfabetizzazione per stranieri, per poter acquisire il titolo di Italiano di livello A2, fino ai percorsi di secondo livello attraverso i quali si può acquisire il titolo di scuola secondaria di secondo grado. Il tasso di scolarizzazione della popolazione carceraria è molto basso e sconta la difficoltà di sostenere processi di apprendimento in condizioni di estrema variabilità e instabilità come quelle detentive.

La frequenza scolastica segna una discontinuità positiva nella vita delle persone recluse che hanno la possibilità di avere rapporti con persone esterne, gli insegnanti, con cui possono svolgere attività fondamentali per il proprio sviluppo umano e culturale. Abbiamo avuto modo durante le nostre attività di incontrare molti docenti e di apprezzare il modo encomiabile con il quale affrontano e svolgono il loro ruolo quanto mai complesso e delicato: portatori di compiti diversi da quelli del carcere, ma funzionali alla finalità rieducativa della pena, empatici ma allo stesso tempo in grado di mantenere la giusta distanza dagli studenti e di non generare aspettative disorientanti e diverse da quelle richieste dal loro compito istituzionale.

Con l'idea di provare a riconsegnare quelle risorse di cui molti detenuti non hanno potuto disporre nei contesti di provenienza, e di contribuire a creare uno spazio di relazione e di partecipazione responsabile alla convivenza, abbiamo deciso di mettere in una valigia, o meglio in più valigie le repliche degli strumenti scientifici più rappresentativi del Museo Galileo, il cannocchiale di Galileo, l'astrolabio, le meridiane, alcuni giochi ottici, gli strumenti di elettrostatica e di ottica, la carta, la colla ed i colori, allo scopo di sollecitare l'interesse delle persone recluse all'osservazione e alla sperimentazione. Ottenute le necessarie autorizzazioni ad accedere ai due istituti penitenziari e stabilite le date per le attività, siamo arrivati con trepidazione, interesse e curiosità alle giornate da trascorrere in compagnia delle persone recluse.

La Casa di reclusione di Volterra accoglie il visitatore, se così ci vogliamo definire, con una ripidissima scala alla sommità della quale un agente di polizia penitenziaria procede al controllo dei documenti, e all'esame accurato dei contenitori dei nostri strumenti di lavoro, sul cui uso diamo informazioni all'agente stesso, incuriosito dalle attività che abbiamo in programma di svolgere. Prima di essere ammessi all'interno del perimetro dobbiamo anche consegnare il cellulare, la cui privazione seppure temporanea aumenta il senso di straniamento dalla realtà, in questo mondo senza tempo che è il carcere, fatto, per quello che possiamo vedere, di corridoi vuoti ingentiliti dai dipinti dei carcerati sulle pareti. Il rumore dei nostri passi e quello delle chiavi appese alle cintole delle guardie che ci scortano, risuona negli ampi e desolati spazi del penitenziario; dentro di noi rimbomba il frastuono di una serie, che pare infinita, di cancelli e di porte metalliche che si aprono di fronte a noi e si richiudono alle nostre spalle, fino ad arrivare all'aula dove svolgiamo il laboratorio.

Siamo colpiti dalle persone che incontriamo nell'aula-laboratorio, un'umanità che pare diversa dallo stereotipo dell'individuo che ha commesso un reato, inducendoci a riflettere che dietro i reati ci sono sempre persone con storie complesse e non riducibili all'atto più o meno grave che hanno commesso.

I detenuti hanno età e livelli di istruzione diversi ma mostrano tutti quanti interesse verso quelli come noi, che entrano nel carcere fornendo con umiltà ma con convinzione una prospettiva differente che possa indurli a guardare con altre lenti la realtà ed a sviluppare il desiderio di conoscere e imparare. Le attività scolastiche e più in generale quelle culturali, sia pur sporadiche come la nostra, sono significative in quanto rappresentano un altro mondo possibile per i detenuti.

Le lezioni che proponiamo riguardano tematiche di interesse storico-scientifico: "Galileo e il suo cannocchiale" con attività focalizzate sulla storia e le scoperte del grande scienziato, sulla costruzione del suo cannocchiale e sull'analisi delle proprietà delle lenti.

"Il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena", che abolì la pena di morte e affermò l'importanza della funzione rieducativa e correttiva della pena, e la scienza del suo tempo, con attività focalizzate su alcuni esperimenti di fisica e di elettrostatica.

Un'altra tematica di carattere artigianale-artistico è rivolta alla realizzazione della carta marmorizzata; nella seconda metà del 600 questo particolare tipo di carta decorata rivestiva i migliori cannocchiali del tempo, alcuni dei quali sono esposti nelle sale del Museo Galileo. Durante il laboratorio gli studenti carcerati, dopo aver appreso i principi fisici e chimici che permettono la realizzazione della carta marmorizzata, hanno la possibilità di scoprire le loro potenzialità creative acquisendo così una maggior fiducia in sé stessi nel creare e nel produrre con le proprie mani.

Le stesse attività vengono svolte anche a Firenze nella Casa Circondariale di Sollicciano, che sovrasta e intimorisce con la sua mole chiunque vi entri per la prima volta, e dove le sensazioni che si provano nel varcare la soglia, considerata la grandezza dell'istituto di pena e l'altezza delle sue recinzioni, sono ancora più intense: sembra di entrare in un mondo parallelo rispetto a quello nel quale siamo abituati a vivere. In modo significativo un detenuto, durante il laboratorio, ha definito vita reale quella precedente alla reclusione.

Le attività svolte all'interno del carcere sono un'opportunità formativa per i reclusi ma anche laboratorio di idee e di riflessione sul vissuto di ciascuno, spesso sono i detenuti stessi a contribuire alla lezione con ricordi e racconti del paese d'origine. La nostra esperienza vuole cercare di rendere il carcere un po' più aperto dal punto di vista culturale; durante le attività gli studenti imparano in modo non formale ma soprattutto si confrontano tra di loro e con la realtà esterna. I laboratori sono per i detenuti una finestra sul mondo, sono tra le poche iniziative che stimolano il carcerato a uscire dalla propria cella e ad avere contatti con gli altri; sono momenti di apprendimento ma anche di svago, vogliono dare speranza a ciascuno di loro e contribuire a restituire alla società uomini liberi e nuovi.

Spesso parlando di scienza e tecnologia nasce un dialogo creativo tra i contenuti propri dell'attività e le storie della vita di ciascuno dei partecipanti. Le attività alleggeriscono le lunghe giornate dei carcerati e sono un momento di evasione psicologica dalle mura del penitenziario. Nell'aula dove si svolgono i laboratori sembra di respirare un'aria più libera rispetto a quella degli altri spazi del carcere; all'interno delle aule-laboratori infatti le guardie carcerarie non sono presenti e i detenuti vengono considerati solamente nel loro ruolo di alunni.

Dopo aver frequentato i laboratori alcuni gruppi di studenti detenuti, previa autorizzazione del magistrato, sono venuti in visita al Museo accompagnati dai loro insegnanti ed educatori; è stata un'esperienza meravigliosa far scoprire loro il bello, il curioso e i contenuti scientifici delle nostre collezioni e soprattutto vederli innamorarsi di nuovo alla vita.

Appena sarà terminata l'emergenza sanitaria, il Museo Galileo e il Politecnico di Torino continueranno la loro collaborazione per progettare e svolgere attività culturali scientifiche rivolte ai detenuti perché offrire nuove opportunità a coloro che non ne hanno mai avute o non le hanno colte, significa offrirle a tutta la società. Nel frattempo, abbiamo programmato una serie di visite virtuali e laboratori a distanza in collaborazione con la rete dei Musei Welcome Firenze che ci permettono di non interrompere la collaborazione con gli educatori ed i detenuti dei due carceri.