di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 8 gennaio 2026
Il racconto di agenti e operatori del carcere fiorentino: “Riscaldamenti rotti e infiltrazioni d’acqua”. Due gradi a Sollicciano. Mentre fuori la temperatura scende sotto zero, dentro le mura del carcere fiorentino non va molto meglio. Il riscaldamento - non sempre funzionante - e l’umidità estrema dovuta alle infiltrazioni, spingono le temperature nelle sezioni detentive ai limiti del sopportabile. Alcuni agenti penitenziari, dopo aver passato una durissima notte tra martedì e mercoledì, hanno esplicitamente raccontato: “Dentro alcune aree del carcere le temperature sono freddissime, nell’ultima notte si è arrivati addirittura a due gradi, o comunque poco sopra lo zero, la percezione è questa”.
Una percezione non misurabile con i termometri, ma comunque piuttosto verosimile secondo molti operatori, non soltanto agenti, che lavorano all’interno dell’istituto penitenziario. “Purtroppo - specifica il segretario provinciale della Uil Pa Polizia penitenziaria Antonio Mautone - non si tratta soltanto di una percezione. Nell’ultima notte la temperatura si è avvicinata agli zero gradi. Lo stato di salute di lavoratori e detenuti è seriamente compromesso dalle temperature rigide che Sollicciano raggiunge durante la stagione invernale”.
In realtà non si tratta proprio di una novità. Più volte ormai, anche sulle pagine di questo giornale, abbiamo raccontato degli atavici problemi da cui è afflitto il carcere fiorentino. Problemi che vengono a galla soprattutto nella stagione fredda, quando le temperature si abbassano tantissimo, e durante la stagione calda, quando invece al contrario le temperature sfiorano i quaranta gradi. Il motivo è sempre lo stesso, ovvero il mal funzionamento degli impianti di riscaldamento e di raffreddamento. Stando così le cose, non appare dunque un caso l’incendio che è scoppiato nei giorni scorsi, quando una stufetta nei locali dove soggiornano i medici di guardia (accesa per tempi prolungati a causa del freddo) ha causato fiamme che hanno costretto l’intervento dei vigili del fuoco e il trasferimento di quasi trenta detenuti.
“A Sollicciano non si vive e non si lavora in condizioni normali. Gli agenti penitenziari si muovono coperti da giubbotti e sciarpe, allo stesso modo i reclusi dormono spesso vestiti e con tante coperte addosso”. Condizioni poco dignitose, che difficilmente fanno sì che il carcere possa svolgere la sua funzione rieducativa. Il problema dei problemi, almeno per quanto riguarda il freddo, sarebbero le tubature obsolete, come spiega sempre il sindacato Uil Pa: “Si tratta di tubi arrugginiti che non reggono una pressione forte dell’acqua, motivo per cui il gettito viene spesso tenuto al minimo. Poi ci sono le infiltrazioni d’acqua, che contribuiscono a rendere più umido e freddo l’ambiente”.
Una situazione alquanto critica, come sottolineano anche le parole del garante regionale per i detenuti Giuseppe Fanfani: “La struttura di Sollicciano è inaccettabile, d’estate è caldissima e d’inverno freddissima, ci piove dentro, i costi della manutenzione sono diventati col tempo irrazionali, in questo modo è diventato difficile erogare i servizi minimi ai detenuti. Come ho detto più volte, l’edificio andrebbe abbattuto e ricostruito”.
Parole simili, nei giorni scorsi, erano arrivate dalla sindaca Sara Funaro, che aveva detto: “Sollicciano è un disastro, è una macchia nell’immagine della nostra società e della nostra città. Noi l’abbiamo detto più di una volta, perché il mio pensiero è sempre stato lo stesso e continuo a ribadirlo fino alla fine: Sollicciano ha dei problemi che sono talmente grandi che l’unica soluzione per risolverli è buttarlo giù, ricostruirlo e fare un carcere che sia dignitoso, non un carcere dove le persone stanno in delle condizioni pietose, dove ci sono problemi strutturali che non sono risolvibili”.









