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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 6 luglio 2024

Il ragazzo che si è ucciso chiedeva il ripristino delle condizioni minime di vivibilità. In cella senza acqua, con i topi e le cimici. Fedi, a 20 anni, aveva fatto pace con il proprio passato: dal rocambolesco viaggio nascosto in un camion che lo aveva portato dalla Tunisia in Italia, all’approdo nel centro per minori non accompagnati, fino a condurre una vita sprezzante delle regole fatta di piccoli furti e rapine. Aveva accettato di scontare tre condanne (due emesse dal tribunale per i minori e l’ultima del tribunale ordinario a 2 anni e 10 mesi) ben sapendo che avrebbe abbandonato Sollicciano nel 2025. Ma era insofferente alla vita nel carcere, fatta di degrado.

La rabbia, le malattie e la decisione di farla finita - Due giorni fa, al termine del colloquio con uno dei difensori, aveva manifestato la propria disperazione tirando un calcio al muro. Era preoccupato per la salute di alcuni suoi compagni che si erano ammalati di scabbia. Il “piccolo”, come lo chiamavano i suoi colleghi più anziani, era legatissimo alla famiglia e, sempre due giorni fa, aveva un appuntamento in videochiamata con la madre, poi l’incontro era saltato per mancanza di linea telefonica. Era rientrato in cella e dopo qualche ora aveva deciso di farla finita. Forse l’ultimo gesto di rivolta.

Il reclamo al Tribunale di Sorveglianza: “Azioni di crudeltà” - Qualche mese fa aveva protestato per le condizioni di vita degradanti. Fedi, assistito dal professore Emilio Santoro del centro di documentazione Altro Diritto aveva presentato un reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Non voleva ritornare in libertà. Ma chiedeva ai giudici il “ripristino delle condizioni di salubrità”. Aveva scritto, un lungo cahier de doléances, sollecitando i giudici a “ordinare alla amministrazione penitenziaria di porre fine alla lesione e alla limitazione dei suoi diritti”.

Non solo. In caso di accoglimento aveva chiesto ai giudici di trasmettere il reclamo in Procura per accertare se la detenzione in quelle condizioni configurasse il reato di tortura: “L’Amministrazione penitenziaria ha agito con crudeltà ponendo in essere un trattamento inumano e degradante per la dignità delle persone”. L’udienza si è svolta il 22 maggio, ma la decisione non è stata depositata. Aveva denunciato la presenza di ratti nella sezione e nella cella. Era riuscito a catturarne uno mostrandolo poi agli agenti e al personale medico nel novembre 2023.

I topi nei corridoi e in cucina, le cimici nei materassi - “La situazione da novembre a ora non è affatto migliorata - si legge nel reclamo - i topi sono anche nei corridoi e in cucina. In cella ci sono anche le cimici che in passato lo hanno morso procurandogli lesioni. Si annidano nei materassi, nei tessuti, nelle crepe delle pareti e provocano lesioni, chiazze, prurito e gonfiore”. Fedi le ha viste camminare sul soffitto ed è capitato che si dovesse svegliare in piena notte per girare il materasso e igienizzarlo. “Le lenzuola non vengono cambiate e lavate con la frequenza necessaria a garantire un livello dignitoso di pulizia e igiene. Esse vengono fornite una volta al mese”.

Il freddo, l’umidità, la muffa, niente acqua calda - Muffa e umidità disegnano mappe geografiche nelle celle. Formazioni causate dalle infiltrazioni di acqua, che aumentano in caso di pioggia. “I detenuti sono costretti a pulire la muffa con la candeggina, ma il problema si presenta in maniera talmente endemica che da soli non riescono a risolverlo in maniera strutturale”, scrive Fedi.

“L’Amministrazione Penitenziaria fornisce ai detenuti i prodotti per la detersione dell’ambiente solo una volta al mese”. Per l’umidità e la mancanza di aerazione deve tenere la finestra del bagno aperta, anche in inverno, al freddo: “L’impianto di riscaldamento spesso non è funzionante - si legge nel reclamo - anche a causa del costante sovraffollamento”.

Non c’è l’acqua calda. Fede è costretto a “lavarsi tutti i giorni con l’acqua gelata”. Inoltre le docce della sezione sono fatiscenti e soltanto due sono funzionanti. “La cucina è infestata da piccioni e topi che si nascondono sotto i mobili lasciando tracce di cibo rosicchiato”. E anche i passeggi per accedere all’aria aperta sono “sporchi e pieni di muffa e allagamenti”. Fedi aveva fatto un reclamo ma non è riuscito ad avere una risposta.