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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 3 agosto 2025

Nella sezione femminile del carcere di Sollicciano, la cena si serve col pranzo. Le vaschette con dentro il cibo per la sera infatti vengono lasciate in cella in tarda mattinata, per poi restare lì senza frigorifero o forno a microonde. A volte il cibo si appiccica, si deteriora, e la sera diventa difficile da mangiare. Ma le detenute di Sollicciano non hanno altra scelta. “A volte si ammuffisce”, è il commento di alcune recluse. Il motivo è semplice: a Sollicciano c’è una grave mancanza di personale in questo periodo estivo.

Le vaschette con dentro il cibo per la cena vengono lasciate in cella in tarda mattinata, insieme al pranzo. Poi restano lì, al caldo, senza frigorifero o forno a microonde. A volte il cibo si appiccica, si deteriora, e la sera diventa difficile da mangiare. Ma le detenute di Sollicciano - complessivamente una cinquantina - non hanno altra scelta. E se vogliono cenare, devono farlo con il cibo che è stato lasciato la mattina. “A volte si ammuffisce”, è il commento di alcune recluse costrette a sopportare questa situazione da una settimana.

Il motivo è semplice: a Sollicciano c’è mancanza di personale in questo periodo estivo. Una carenza che ricade sulla popolazione carceraria, che spesso si ritrova a mangiare cibo che non può essere scaldato, spesso ai limiti della commestibilità. Succede principalmente nel reparto femminile, ma anche al maschile risultano importanti criticità in questo senso. “Questa vicenda - commenta Fatima Ben Hijji, presidente dell’associazione di volontari Pantagruel - è un segnale allarmante, il riflesso di un sistema penitenziario in cui la carenza di personale e risorse si traduce in una sospensione pratica dei diritti fondamentali, a danno di una categoria di persone già vulnerabile e socialmente invisibile. Siamo di fronte a una situazione che interpella direttamente lo Stato. La detenzione non può e non deve mai equivalere a una forma di punizione inumana o degradante. L’articolo 27 della Costituzione italiana stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Ma come si può parlare di rieducazione in un contesto in cui viene negato il diritto a un pasto caldo, sicuro e dignitoso?”.

Negli ultimi giorni, un’altra tegola si è abbattuta su Sollicciano. Ha infatti chiuso per allagamento l’Atsm, il reparto dove stanno i detenuti con problematiche di salute mentale, che sono stati trasferiti nell’area accoglienza anche se avrebbero diritto a stare in un reparto dedicato. Non solo. Il trasferimento dei reclusi malati psichiatrici nella sezione accoglienza, ha causato il trasferimento di alcuni detenuti dell’accoglienza in altri penitenziari, anche fuori dalla Toscana, rallentando o interrompendo i percorsi di recupero e reinserimento cominciati nel carcere fiorentino. Condizioni, quelle di Sollicciano, che dunque rimangono assai critiche, soprattutto in questo periodo estivo quando il caldo nelle celle, talvolta, raggiunge anche i quaranta gradi e non dappertutto ci sono i ventilatori.

Intanto, venerdì scorso l’assessore alle politiche sociali Nicola Paulesu, insieme al garante dei detenuti Giancarlo Parissi, ha incontrato la direttrice provvisoria di Sollicciano Valeria Vitrani. Un incontro nel quale si è parlato delle criticità del penitenziario e nel corso del quale i soggetti coinvolti si sono impegnati ad attivare più borse lavoro e a rafforzare la rete dei mediatori culturali.