di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 gennaio 2021
Più reclusi in attesa di giudizio che condannati: "Gestione difficilissima". "Cinquanta agenti penitenziari in meno per sorvegliare un carcere la cui popolazione carceraria è quasi il doppio di quella regolamentare". Il garante provinciale dei detenuti, Eros Cruccolini, spiega così una delle maggiori problematiche di Sollicciano. Un istituto che non trova pace e che, da tempo immemore, presenta problematiche strutturali mai risolte. "In tutto il penitenziario ci sono sol sei educatori - continua Cruccolini - questo significa che Sollicciano, come quasi tutti gli istituti italiani tranne Bollate a Milano, ha un'impostazione quasi esclusivamente securitaria ed è completamente trascurato l'aspetto della rieducazione".
Il ministero si è dimenticato questo capitolo di spesa, e gli enti locali e le associazioni di volontariato si trovano spesso "a fare i supplenti dello Stato organizzando quei pochi corsi di formazione e percorsi lavorativi dentro il penitenziario fiorentino". È pur vero che, pochi mesi fa, il ministero della Giustizia ha annunciato l'investimento di 3 milioni per ristrutturare lo scheletro di un carcere che fa acqua (spesso letteralmente) da tutte le parti, ma è vero allo stesso tempo, aggiunge il garante, "che è inutile abbellire in superficie il carcere se poi i problemi atavici restano indietro anni luce".
E tra i problemi mai risolti c'è sicuramente la mancanza di una guida stabile: Sollicciano ha cambiato cinque direttori in cinque anni, ora il posto lasciato da Fabio Prestopino a fine ottobre è occupato pro tempore dalla direttrice di Solliccianino Antonella Tuoni, il ministro Alfonso Bonafede ha promesso tre mesi fa una procedura rapida per la sostituzione di cui però non si è saputo più nulla.
"Non solo manca il direttore, ma in Toscana manca attualmente anche il Provveditore all'amministrazione penitenziaria - spiega l'avvocato Michele Passione, componente del direttivo della Camera Penale di Firenze - E Sollicciano ha già tanti problemi, dalla carenza dell'organico al sovraffollamento permanente (oltre 750 reclusi per 494 posti, ndr), dalla lontananza dalla città alla promiscuità della popolazione carceraria, tra definitivi e indagati, che rende difficilmente programmabile una qualunque attività per i detenuti".
Duro don Vincenzo Russo, cappellano di Sollicciano: "Questo oggi è un luogo colabrodo dove si concentrano tossicodipendenti, detenuti con pesanti disagi psichiatrici, reclusi con reati sessuali alle spalle... una popolazione carceraria estremamente complessa e difficile da gestire", per cui "ci vorrebbero percorsi specializzati e professionalizzanti che invece mancano", Don Russo torna sulla necessità di dare una guida stabile al carcere: non è del resto un caso, lascia intendere, "che le torture siano emerse anche grazie all'efficace collaborazione dell'ex direttore Prestopino che aveva dato stabilità".
Discorso simile per l'ex garante regionale Franco Corleone: "Il sovraffollamento è il grande tema ed è in parte dovuto al fatto che quasi metà dei reclusi siano appartenenti alla sezione giudiziaria, che ha preso il sopravvento su quella penale". Reclusi spesso in transito, stranieri arrestati per piccoli reati, che non hanno, spiega Corleone, alcuna volontà di impegnarsi in un percorso di rieducazione e rendono così instabile il modello carcerario.
Corleone torna a proporre di "utilizzare la struttura attualmente adibita per il vestiario degli agenti, accanto a Solliccianino, come mini carcere da 200 posti per detenere i reclusi del giudiziario". E infine, dice l'ex garante, "bene che il ministero abbia investito fondi per rifare gli impianti strutturali, ma ogni volta è insopportabile la lentezza con la quale viaggiano i lavori".










