di Laura Montanari
La Repubblica, 20 marzo 2015
Dove andranno i pazienti, cosa ne sarà della struttura che ha ospitato il più vecchio ospedale psichiatrico giudiziario d'Italia.
Non sarà facile dimenticare quei corridoi con le pareti sudice e le grida, il rumore delle ciabatte trascinate lungo i pavimenti, le pance, i pigiami abbottonati male. Non sarà facile credere che l'Opg di Montelupo che nel 2010 aveva scandalizzato l'allora presidente della commissione sanità in Parlamento Ignazio Marino dal 31 marzo sarà davvero vuoto.
Disabitato come un capitolo finito, una storia che ci buttiamo alle spalle. "Va chiuso, c'è un sovraffollamento disumano - disse quattro anni fa Marino. In una cella c'erano fino a nove pazienti con uno spazio di tre metri quadrati a testa".
Dal 2010 a oggi diverse cose sono cambiate: "Finalmente lo chiudono" dice il consigliere regionale del Pd Enzo Brogi, uno che ha fatto numerose battaglie su questo fronte assieme al presidente della Regione Enrico Rossi. "Non cura e non guarisce - attacca Brogi - È di fatto ancora qualcosa che ricorda il manicomio e i manicomi dovevano essere aboliti da un pezzo" attacca Brogi. Oggi a Montelupo, primo manicomio criminale della storia d'Italia, ci sono ancora 113 pazienti, dagli uxoricidi ai matricidi ad altri che hanno disturbi psichiatrici gravi, sdoppiamenti della personalità e altro.
Di quei 113 poco meno di una cinquantina sono i toscani, gli altri torneranno nelle regioni di provenienza come prevede la normativa. Ma cosa sostituirà l'Opg di Montelupo in Toscana? Diverse strutture: "La Regione - spiega l'assessore alla sanità Luigi Marroni - ha già individuato dove realizzare i centri intermedi, quelli in cui la sorveglianza è attenuata ed è prevalente la presenza del personale psichiatrico e medico in generale".
12 posti letto a Volterra (Pisa), 4 a Badia San Salvatore (Siena), 4 ad Arezzo. La vera incognita però è un'altra e si chiama Rems, ovvero le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. "Decidiamo a giorni dove aprirle in Toscana - riprende l'assessore Marroni - ma abbiamo avuto difficoltà perché sul territorio sono accolte mal volentieri". Perché tutti a parole dicono che questi pazienti-detenuti devono uscire dagli Opg, ma poi quando si tratta di aprire la porta di casa, il sospetto, la paura, se non qualche volta una vera e propria ostilità della gente consiglia agli amministratori linee di prudenza. "È così dovunque in Italia" precisa l'assessore. Vero, ma colpisce che sia così anche in Toscana.
"Le Rems sono residenze che non hanno nulla a che fare con il vecchio Opg a cominciare dal fatto che sono alle dipendenze del ministero della sanità e non più di quello della giustizia - osserva ancora Enzo Brogi, non hanno guardie armate e al massimo posso ospitare fino a venti pazienti". Niente a che vedere con l'assembramento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Degli ospiti dell'Opg a Montelupo 5 o 6 andranno in carcere, gli altri divisi fra Rems e strutture intermedie. Si apre anche un'altra partita, cosa fare di villa l'Ambrogiana costruita a fine Cinquecento da Ferdinando I dei Medici? era la sua preferita tra ville di campagna della famiglia: era residenza di caccia,
un avamposto militare, una fortezza dall'aspetto severo e per certi versi sinistro. Nel XVII secolo Ferdinando II l'ampliò e vi fece aggiungere un bel giardino all'italiana che tuttora esiste. La villa è diventata manicomio criminale nel 1866, il primo del Regno d'Italia e dal 1975 ospedale psichiatrico giudiziario:,40 anni dopo cosa diventerà? Un resort? Un hotel, un museo o altro? Il futuro per ora è una serie di ipotesi senza strade segnate.










