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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 6 giugno 2024

Il progetto ha visto impegnate dieci detenute. La direttrice: “Piccolo grande passo”. Dall’antipasto al primo, dal secondo fino al dessert: piatti prelibati dentro Sollicciano. Dieci detenute della sezione femminile hanno appreso le basi della cucina da quattro noti chef stellati toscani all’interno della grande cucina del carcere fiorentino. Otto lezioni attraverso le quali le recluse hanno imparato i segreti dei grandi maestri della gastronomia fiorentina e potranno metterli in pratica una volta uscite dall’istituto penitenziario, magari trovando lavoro proprio nell’ambito della ristorazione.

Gli chef sono Filippo Saporito, Paolo Gori, Michele Berlendis e Gabriele Andreoni, che nei giorni scorsi hanno tenuto un mini master nell’ambito del progetto promosso dalla cooperativa San Martina e dall’associazione Seconda Chance, realizzato con il contributo della Fondazione Cr Firenze, che ha stanziato 30 mila euro. Un progetto che punta a colmare una delle carenze più importanti di Sollicciano e del carcere in generale, ovvero quello della mancanza di lavoro tra le sbarre e quello della mancanza di formazione una volta terminata la pena, condizione che spesso è origine di un’altissima recidiva fra i reclusi che si ritrovano fuori dal carcere senza gli strumenti professionali adeguati per iniziare una nuova vita.

“Quello che mi ha colpito di questa esperienza a Sollicciano — ha detto lo chef senese Saporito — è l’umanità che si respira nel carcere, una detenuta alla fine del percorso mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi nel mio ristorante, come cliente o magari come collega”. Il direttore della Fondazione Cr Gabriele Gori, presentando il progetto, ha detto che “siamo disponibili ad aumentare le risorse su questo fronte”, rivolgendosi alla direttrice di Sollicciano Antonella Tuoni, la quale non ha nascosto “i numeri non altissimi” di reclusi impegnati in attività formative e professionali, “ma questo è un primo piccolo grande passo importante” visto che “l’inserimento lavorativo è la chiave di volta dell’abbandono della recidiva”. Il progetto è stato fortemente voluto dall’associazione Seconda Chance, la cui sezione fiorentina è coordinata da Stefano Fabbri, che punta a far conoscere alle imprese la legge Smuraglia che offre agevolazioni a chi assume, anche part time o a tempo determinato, detenuti in art. 21, cioè ammessi al lavoro esterno.