di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 25 luglio 2025
Enrico Helmut Vincenzini è un avvocato lucchese che per Antigone si occupa delle carceri toscane. “Sollicciano - dice - è oramai una struttura irrecuperabile: è come una grotta che trasuda acqua dalle pareti. Una volta sono entrato con il direttore e anche lui si è sentito male in una stanza”. “A Sollicciano non c’è più niente da fare, ma a soffrire sono anche le altre carceri, con Livorno e Prato vicine al limite”. In Toscana ci sono 15 istituti penitenziari e poco più di 3.500 detenuti. L’avvocato lucchese Enrico Helmut Vincenzini, 31 anni, si occupa di osservare quotidianamente queste realtà per conto di Antigone.
“Lo faccio dai tempi dell’università come attivista e volontario” spiega Vincenzini, che ha anche presieduto in passato “L’altro diritto” a Pisa e ha lavorato a lungo sullo stesso tema in Lombardia. Gli istituti toscani stanno più o meno male di quelli del resto del Paese? “Sono purtroppo nella media delle criticità. Quelle più evidenti sono sovraffollamento, presenza crescente di persone con disturbi psichiatrici e tossicodipendenti, assenza di strutture ricreative. In questa regione c’è anche una forte presenza di volontariato e terzo settore, a cui è affidata in appalto gratuito la parte rieducativa”.
Partiamo dal sovraffollamento. Dove e come si verifica?
“Lucca è una delle carceri con più sovraffollamento in Italia, siamo intorno al 200%. Stesso problema anche nell’Istituto per minori di Firenze, dove a seguito del decreto Caivano registriamo lo stesso fenomeno: brandine per terra,
episodi di tensione. Il problema ancor più evidente è però quello delle strutture: le carceri di Firenze, Prato e Livorno presentano gravissime lacune. Sollicciano va oltre il livello di preoccupazione”. In che senso?
“È una specie di grotta: le pareti trasudano acqua. Sono entrato in una cella in sesta sezione dove il muro del bagno era nero e schiumava sostanze bianche. Quando abbiamo visto quella cella, il direttore, che era con me, si sentì male. Il problema è proprio come è stato costruito: ogni cella ha una copertura ad angolo all’esterno, un raccoglitore di acqua piovana e umidità. Le condizioni sono irrecuperabili”.
Direbbe che è da chiudere?
“Lo abbiamo chiesto. Preferiremmo naturalmente che venissero messi a norma gli istituti, ma per Sollicciano non è più possibile: vedere le persone in quelle condizioni fa venire il vomito. Nonostante il mio limite di tolleranza sia alto lì faccio fatica”.
L’ha stupita la realtà emersa dalle inchieste sul carcere di Prato?
“No. Nella scheda di Antigone del 2024 c’era già un’avvisaglia. Lì si entra e si respira subito tensione. È difficile da spiegare, ma quel tipo di emergenza è evidente. Mi stupisce invece quel che sta accadendo a Lucca, perché nonostante il sovraffollamento quell’istituto ha un’idea attiva di rieducazione. Quando però gli ingressi sono continui, evidentemente, diventa tutto ingestibile”.
La procura di Prato si è mossa. Crede che le altre procure guardino con meno interesse agli stessi fenomeni nei territori di competenza?
“Diciamo che a Prato la commistione criminale pare essere su larga scala, con coinvolgimenti trasversali. Però è innegabile che il carcere rimanga il luogo più rimosso dalla nostra società. E di conseguenza dalle procure. Penso per esempio ai tanti fatti di violenza interna che non emergono”.
In Toscana ci sono sempre più rivolte nelle carceri...
“Lo dicono i numeri. I mesi estivi sono sempre più duri, la scorsa estate è successo a luglio a Sollicciano. Si andrà sempre più in questa direzione, perché siamo di fronte a una crisi umanitaria. Lo dico facendo un’osservazione giuridica: sono lesi ogni giorno la dignità e i diritti dei detenuti. È chiaro che si alza la tensione: per mettere a fuoco una sezione o ferire un agente non basta una mente criminale, bisogna trovare terreno fertile”.
Qual è la situazione dei poliziotti penitenziari in questa regione?
“La Toscana vive una carenza di organico perenne: nessuno dei 15 istituti è a pieno regime”.
Cosa pensa delle attività del governo sulle carceri?
“È auspicabile portare fuori tossicodipendenti e detenuti che hanno problemi psichiatrici. In questo senso ogni misura va vista con favore. Ma nessuno ha ancora potuto leggere il decreto in questione e l’esperienza dello scorso anno con il decreto carceri non ha portato sostanzialmente a nulla”.











