di Riccardo Polidoro (Responsabile Osservatorio Carcere dell'Ucpi)
Il Garantista, 28 marzo 2015
Quando il provvedimento di un giudice fa notizia, non sempre nell'opinione pubblica viene colto il suo valore giuridico. Ne viene data solo una rilevanza parziale, quella mediaticamente più funzionale e corrispondente ai desiderata del cittadino. Leggere e sentire che a Firenze un detenuto è stato scarcerato perché la cella non rispetta gli standard europei, potrebbe trarre in inganno e far ritenere che si stanno per aprire i portoni degli istituti penitenziari, molti dei quali notoriamente non conformi a quanto indicato dagli organismi europei.
Chiariamo, quindi, innanzitutto che in Italia non vi è questo "pericolo", mentre in alcuni Paesi, quando non si riesce a garantire una detenzione dignitosa, a causa del sovraffollamento, viene posticipata l'esecuzione della pena, in attesa che si possa offrire una collocazione che rispetti la legge, evitando così che lo Stato punisca un comportamento illecito, con analoga condotta.
Il magistrato di sorveglianza di Firenze ha applicato correttamente l'art. 35 ter dell'ordinamento penitenziario, previsto dal d.l. 26 giugno 2014 n. 92, convertito con modificazioni in Legge 11 agosto 2014 n. 117, che prevede il risarcimento del danno derivante da condizioni di detenzione contrarie all'art. 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, o in forma specifica, mediante riduzione di pena: un giorno in meno ogni dieci scontati in condizioni disumane e degradanti; o mediante liquidazione monetaria, pari a otto euro al giorno, quando il detenuto è ormai libero.
Nel caso in esame, era stato accertato che il ricorrente aveva subito, presso la casa circondariale di Firenze-Sollicciano, una detenzione, dal 24 dicembre 2011 al 23 maggio 2014, quindi per ben 880 giorni, in violazione di legge ed avrebbe avuto diritto, pertanto, ad 88 giorni di sconto di pena. Il Magistrato, nell'emettere il provvedimento il 17 marzo 2015, gli ha concesso i giorni necessari alla sua immediata scarcerazione, mentre per il residuo ha condannato lo Stato al risarcimento del danno, pari a un totale di 3.840 euro.
La scarcerazione, quindi, ha interessato un detenuto che sarebbe divenuto libero comunque dopo pochi giorni. La notizia non avrebbe dovuto destare particolare attenzione, né allarme sociale, se valutata esclusivamente sotto il profilo dell'ottenuta libertà. Andavano, invece, evidenziati altri aspetti. Innanzitutto il lunghissimo tempo, circa due anni e mezzo, durante il quale il detenuto è stato sottoposto ad una carcerazione in violazione di legge, circostanza che induce a ritenere che egli non era certamente il solo a soffrire tale ingiustizia.
Ed ancora, che finalmente un magistrato ha accolto il ricorso relativo ad una norma in vigore da quasi un anno, ma che resta di fatto ancora, nella maggior parte dei casi, non applicata, come ha dimostrato la recente indagine dell'Osservatorio carcere dell'Unione camere penali.
"Detenuto per 880 giorni con trattamenti disumani. Un magistrato riconosce i suoi diritti", questo il titolo che dovevamo leggere. La scarcerazione, senz'altro importante per il ricorrente, non doveva avere, nel caso specifico, la prevalenza mediatica su altri elementi, quali l'ingiustizia subita e la condanna dello Stato inadempiente al risarcimento dei danni.
Far comprendere all'opinione pubblica che i detenuti perdono la libertà, ma non i diritti e la dignità, è un segmento fondamentale del percorso verso la certezza e la legalità della pena. Se lo Stato non è in grado di garantire una detenzione conforme ai suoi principi costituzionali e alle norme europee, è giusto che paghi. Il cittadino, correttamente informato, si ribellerà allo sconto di pena e al risarcimento danni, con distrazione di danaro pubblico, esigendo una pena che rispetti il senso di umanità e tenda al recupero del detenuto.
Tale pretesa costringerà finalmente i politici ad attivarsi per un'effettiva risoluzione delle problematiche relative alla detenzione, sul "campo" e non sulla "carta". Intanto, 1'Osservatorio carcere si accinge a visitare anche la casa circondariale di Sollicciano, per verificare se le condizioni disumane e degradanti accertate dal magistrato fino al maggio del 2014, sono tuttora persistenti.










