di Francesco Turchi
Il Tirreno, 6 gennaio 2015
La denuncia del radicale Massimo Lensi: "Non si sa ancora che fine faranno gli internati. E se resta la struttura carceraria nelle ex scuderie, addio rilancio della Villa Medicea". Il sindaco Masetti: "La task-force va avanti".
Meno di cento giorni per mandare in pensione l'Ospedale psichiatrico giudiziario. Lo dice la legge, l'ha ribadito il presidente della Regione Enrico Rossi: entro il 31 marzo Montelupo dovrà riappropriarsi della Villa Medicea . E già si lavora al post-Opg. Ma c'è chi non ci crede. Una delegazione di radicali fiorentini dell'associazione "Andrea Tamburi", guidata da Massimo Lensi ha visitato la struttura e parlato con guardie e vertici dell'Opg: "Dal nostro incontro - spiega l'ex consigliere provinciale - è emerso un clima di grande incertezza.
La situazione è molto complicata e non è facile capire che cosa accadrà realmente a partire dal prossimo 31 marzo, se ci sarà effettivamente la chiusura dell'Opg o se alla fine sarà concessa una proroga. Di fatto - al momento - al di là degli annunci la Regione non si è mossa per superare gli Opg attraverso la realizzazione dei Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), nonostante i soldi a disposizione ci siano".
Insomma, la chiusura attesa da anni, non è così scontata. Già nel 2011 lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva espresso la necessità di mettere fine al più presto all'Opg che nel 2012 venne chiuso in parte per gravi carenze dal punto di vista igienico. Poi il ministero dell'Interno, dopo lo spostamento forzato degli internati che stavano in stanze prive di riscaldamento e di acqua calda, spese oltre 5 milioni per interventi di ristrutturazione. L'idea era quella di confermare la destinazione a carcere una volta che fosse ultimato il trasferimento dei detenuti-pazienti in piccole strutture secondo la regione di provenienza.
Lensi snocciola i numeri. Attualmente gli internati sono 121, in aumento rispetto ai 106 di un anno fa (in tutta Italia sono circa 900-1.000). "Il problema di fondo sta nel nostro codice penale. Finché il giudice avrà la facoltà di riconoscere "l'incapacità di intendere e di volere" a chi commette un reato, gli Opg non saranno superati". Dei 121 reclusi, ci sono una quarantina di toscani e umbri (gli altri provengono da Sardegna e Liguria), la metà dei quali considerati "non dimissibili" perché socialmente pericolosi.
Che di conseguenza, sulla base della regionalizzazione degli internati, dovranno essere presi in carico dalla Regione Toscana: "Che fine faranno queste persone? Si parla di trasferirle in strutture residenziali di semi-sorveglianza o - a nei casi meno gravi - affidarli a percorsi di reinserimento con assistenza domiciliare.
Ma il punto da sciogliere è per quei casi, considerati più gravi, che rischiano di finire in strutture di sorveglianza perimetrale, i cosiddetti Rems, a tutti gli effetti dei mini-Opg. Si parla, infatti, di trasferire gli internati gravi nel vecchio carcere femminile di Empoli, a Massa Marittima o a Solliccianino, oppure di creare una nuova struttura a La Badia di San Miniato. Quest'ultima ipotesi però è difficilmente percorribile in tempi brevi: per la realizzazione i soldi ci sono ma servono almeno tre anni di lavori".
Lo scorso 15 dicembre, nel corso di un incontro pubblico alla presenza del sottosegretario Luca Lotti, degli assessori regionali Vittorio Bugli e Luigi Marroni, del presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini, Enrico Rossi aveva consigliato per la futura riqualificazione dell'Ambrogiana un "mix di servizi tra centro congressuale e albergo di lusso, non escludendo "l'intervento di sostegno della stessa Cassa depositi e prestiti".
Ma la strada - secondo i radicali - è difficilmente percorribile: "Una cosa è la Villa Medicea (che attualmente ospita soltanto uffici, ndr) e un'altra - sottolinea Lensi - sono le ex scuderie, dove vivono gli internati, che sono state ammodernate grazie ai recenti investimenti. Ma i loro destini sono legati a doppio filo. Perché tutto fa pensare che le ex scuderie resteranno una struttura carceraria, anche se c'è da capire di quale tipo: centro di osservazione psichiatrica, "valvola di sfogo" per Sollicciano, che ha gravi problemi di sovraffollamento, o nuova sede per le detenute della casa circondariale empolese di Pozzale. In ogni caso difficilmente si troveranno privati pronti a investire su un albergo a poche decine di metri da una struttura carceraria. Per "liberare" veramente l'Ambrogiana si dovrebbe abbattere il muro di cinta ed eliminare qualsiasi tipo di immobile destinato alla reclusione".
Perplessità condivise dal sindaco di Montelupo, Paolo Masetti, che però puntualizza: "Anche lo stesso l provveditore del ministero della giustizia Carmelo Cantone, sempre nell'incontro del 15 dicembre 2014, ha posto dubbi sulla permanenza di una struttura carceraria, che effettivamente non sarebbe compatibile con il rilancio della Villa. Comunque nei prossimi giorni - come avevo già preannunciato - convocherò un gruppo di lavoro con tutti i soggetti coinvolti: serve una vera task-force, siamo di fronte a un puzzle nel quale tutti gli attori (Comune, amministrazione penitenziaria, Demanio e Regione) devono mantenere gli impegni presi".
Poi puntualizza: "L'albergo di lusso nella Villa Medicea è soltanto una delle ipotesi in campo. La struttura dell'Ambrogiana è troppo grande per essere interamente destinata a fini pubblici. Per questo stiamo pensando a un centro polifunzionale, con albergo, area museale, un'altra porzione destinata a servizi pubblici".











