di Manuela Plastina
La Nazione, 16 novembre 2025
Pubblico e privato insieme per ristrutturare l’istituto e rivoluzionarne la gestione. L’idea di Ance Toscana. Un progetto di riqualificazione per il carcere di Sollicciano, con il coinvolgimento anche degli stessi detenuti. Che sia una rivoluzione non solo per gli spazi fisici - attualmente in pessime condizioni - ma anche per come essi vengono utilizzati e concepiti. Un ripensamento, quindi, dell’intero sistema carcere: non una mera punizione, ma un percorso di riabilitazione. Nel nome di quel reinserimento sociale e di quella rieducazione ricordata - ma non abbastanza evidentemente - dall’articolo 27 della Costituzione.
È la proposta, che coinvolgerebbe pubblico e privato, che verrà fuori domani dal convegno organizzato nelle stanze del tribunale, da Ance Toscana: “Ripensare il carcere a partire dagli spazi di detenzione. Strumenti finanziari per una soluzione in Partenariato pubblico”. L’iniziativa nasce da un lavoro che l’associazione ha condotto negli ultimi due anni sull’edilizia carceraria, anche in collaborazione con il P.R.A.P. regionale, con il quale è emerso come le strutture detentive siano tra i luoghi in cui la rigenerazione urbana e la sinergia tra pubblico e privato possono sostenere una seria riqualificazione dei contesti sia in termini urbanistici che di recupero sociale. E Sollicciano è l’emblema della necessità di un ripensamento, alla luce delle forti criticità strutturali e non solo in cui versa il penitenziario fiorentino. E per le quali si trova ormai da anni al centro di tanti, ad oggi non risolutivi, dibattiti politici.
“Sovraffollamento, caldo d’estate, freddo d’inverno, pioggia e sporcizia, cimici nelle celle - ricorda Vincenzo Di Nardo, vicepresidente di Ance Toscana e presidente dell’Associazione Culturale Firenze Domani -. E poi, ancora, umidità, cedimenti strutturali, intonaci cadenti, pochissime attività formative, carenza di personale. La dignità dentro Sollicciano è morta.
Di fronte a questo scenario ci siamo sentiti in dovere di elaborare una proposta in project financing per il restauro dell’istituto fiorentino e la costruzione di nuove carceri. Con un intervento privato, un contributo pubblico e la possibilità di realizzare servizi interni affidati ai privati, ma assumendo i detenuti che, in questo modo, percepiscono uno stipendio e vengono formati in ottica di un futuro reinserimento sociale”. Ance lancia così ‘il sasso’ anche solo per smuovere le acque di un dibattito stagnante. Chissà che qualcosa non cambi veramente.









