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di Valentina Marotta e Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 5 luglio 2024

Il giovane si è tolto la vita dopo aver bloccato la serratura della cella. Il vescovo Gambelli: una situazione inaccettabile. Si è chiuso nella cella, ha ostruito la serratura con pezzi plastica, forse per rallentare i soccorsi, e si è tolto la vita. Aveva solo 20 anni e doveva scontare una pena per reati contro il patrimonio, il detenuto tunisino che si è impiccato ieri a Sollicciano, con le lenzuola. Poi la morte del ragazzo con il viso da bambino è stato il detonatore della protesta che covava da settimana per le condizioni di vita per nulla dignitose, legate alla mancanza di acqua e all’invasione delle cimici. I cori, uno striscione sulle sbarre (“Noi come animali”) e le fiamme appiccate. Due le sezioni della giudiziaria coinvolte e una quarantina di detenuti (su 560) poi raddoppiati. Un recluso visto sul tetto è poi svanito. Fuori la polizia e carabinieri i vigili del fuoco intervenuti dopo l’allerta lanciato a Questura e Prefettura. Solo intorno alle 20, i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme.

Fedez, il ragazzo tunisino dall’animo inquieto era arrivato in Italia quando era ancora minorenne nascosto in un camion per attraversare le frontiere. Forse aveva affrontato il viaggio anche per raggiungere un fratello ospite di una comunità di accoglienza. Accolto in una comunità per minori stranieri non accompagnati, aveva messo a segno alcuni furti ed era finito nel carcere minorile. La scarcerazione appena maggiorenne e il sopraggiungere di una nuova condanna per una rapina con estorsione: stava scontando la pena a Sollicciano da cui sarebbe uscito nel novembre 2025. Aveva firmato un reclamo per le condizioni inumane e degradanti nel carcere. Ieri ha chiuso la porta alle sue spalle intorno alle 15,30. E l’ha fatta finita, mentre il suo compagno di cella era in parlatorio. Gli agenti della penitenziaria sono andati a cercarlo. Ma la porta non si apriva. Poi l’intervento dei medici: i tentativi di rianimazione sono andati avanti per 45 minuti. Ma per Fedez non c’è stato più nulla da fare. I detenuti avevano chiesto e ottenuto di poterlo vedere per l’ultima volta e pregare per lui. Poi ogni saluto è saltato: è partita la protesta dalle altre sezioni.

“Grande dolore per la giovane vita spezzata oggi a Sollicciano - ha detto la sindaca Sara Funaro - Da tempo denunciamo le drammatiche condizioni del carcere: è necessario intervenire su una situazione che non può più essere ignorata dal governo. Il sistema è al collasso e il contesto in cui versa Sollicciano è estremamente problematico”. È amareggiato l’arcivescovo di Firenze Monsignor Gherardo Gambelli: “Mentre preghiamo per il ragazzo di soli 20 anni e rivolgiamo un pensiero alla sua famiglia, non possiamo continuare ad accettare che tante persone disperate si tolgano la vita in carcere. Queste morti confermano le condizioni insostenibili di tanti penitenziari italiani, criticità che da tempo vengono denunciate e che ho verificato personalmente come cappellano. Ancora una volta rivolgiamo un accorato appello a tutti coloro che hanno il potere di fare qualcosa perché in carcere vengano rispettati i diritti umani e la dignità delle persone e ai detenuti che scontano una pena non sia tolta la speranza della redenzione”.

Anche il garante comunale dei detenuti Eros Cruccolini punta il dito sul sistema carcerario: “Ci sono i soliti problemi strutturali a Sollicciano”. Poi attacca il nuovo governativo varato nelle ultime ore: “Il decreto non fa niente di sostanziale per decongestionare il carcere. Non solo, prevede l’aumento delle telefonate ogni mese da 4 a 6, praticamente niente”. Parole simili da don Vincenzo Russo, responsabile della pastorale per il carcere della diocesi: “È questo il prodotto della nostra giustizia? A Sollicciano i lavori per cui il ministero ha stanziato milioni non sono mai terminati e le condizioni della struttura sono fatiscenti da troppi anni”. Intorno alle 22 la situazione nel carcere era ancora molto tesa. È stato fatto uscire tutto il personale sanitario e sono rientrati in servizio tutti gli agenti penitenziari, anche chi era in ferie, in vista di una nottata ad alta tensione.