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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 3 luglio 2026

All’assessora regionale alla sanità negato l’accesso alla salute mentale e anche alle celle dei detenuti. Sul carcere di Sollicciano è di nuovo scontro istituzionale, con la Regione Toscana contro l’amministrazione penitenziaria. Tutto nasce nel corso della visita di ieri mattina al carcere fiorentino da parte dell’assessore regionale a sanità e sociale Monia Monni, insieme al direttore generale dell’Asl Toscana Centro Valerio Mari. All’uscita dal penitenziario, l’assessora si è detta “sconcertata” per l’accaduto: “Ci è stato negato l’accesso ai locali dove è stata trasferita la salute mentale, che è peraltro un’articolazione del servizio sanitario regionale dentro il carcere, dunque è competenza organizzativa dell’assessora regionale alla sanità, ma non ci hanno fatto accedere”.

Il no alla visita di Monni e Mari sarebbe stato motivato con il fatto che gli spazi carcerari riservati alla salute mentale sono al momento sotto sequestro della magistratura - a sette sezioni di Sollicciano sono stati messi sigilli su richiesta della Procura di Firenze per le condizioni “inumane” - ma al suo interno ci sono ancora alcuni detenuti. “Lo ritengo un fatto estremamente grave perché, essendo questo carcere in una fase di riorganizzazione dovuta a un legittimo e auspicato provvedimento della magistratura, in questo momento alcuni detenuti in condizione di grande fragilità sono in situazioni temporanee”. Tuttavia, osserva, “pur consentendoci di parlare con i detenuti non ci hanno fatto vedere in che condizioni sono i locali”.

E questo nonostante le condizioni dei locali, avverte Monni, “non siano dissociate dal tema della salute dei detenuti. Questo ci ha profondamente amareggiati, faremo richiesta anche alla magistratura per poter accedere e svolgere fino in fondo il nostro lavoro”. Critico anche Simone Mangini, vicepresidente e referente del gruppo di lavoro Psicologia penitenziaria dell’Ordine degli Psicologi della Toscana: “Preoccupa il fatto che all’assessora regionale alla sanità sia stato negato l’accesso ai locali dell’articolazione della salute mentale durante la visita istituzionale, perché la trasparenza è fondamentale garantire la piena tutela dei percorsi di cura per i detenuti. Pur comprendendo le difficoltà organizzative che sta attraversando il carcere di Sollicciano, riteniamo importante che venga garantita la massima trasparenza sulle condizioni in cui vengono erogati servizi così delicati”.

Quanto ai 9 milioni annunciati dal ministro alla giustizia Carlo Nordio per riqualificare Sollicciano, Monni attacca: “Mi pare evidente che non basteranno, però vediamo. Si parla da tantissimo tempo di mettere mano a questa struttura, è una struttura che non ha più senso nemmeno storico, che è irrecuperabile. Io non credo sia possibile ristrutturarla”. E sulle attuali condizioni del penitenziario: “Quando vivi in mezzo alla muffa e con i piedi nell’acqua, con i materassi pieni di muffa messi a terra perché soltanto in quello spazio passa uno spiffero di vento, altrimenti non si respira, ma di quale recupero vogliamo parlare? Cosa ce ne facciamo alla fine di 9 milioni di euro? E dov’è la funzione della Carta costituzionale?”.

La visita a Sollicciano è stata anche l’occasione per affrontare la questione della morte all’ospedale di Torregalli del recluso cardiopatico 75enne, deceduto per ragioni non ancora chiare dopo il trasporto d’urgenza dal carcere al San Giovanni di Dio. Secondo i sanitari della Regione che operano dentro il penitenziario, il caldo torrido del carcere ha certamente influito e accelerato il decesso dell’uomo. E proprio sulle temperature, hanno sottolineato Monni e Mari, ieri a Sollicciano il termometro nei corridoi era di 34 gradi, una temperatura comunque inferiore ai giorni precedenti visto il clima più ventilato di ieri.